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Home In Aprile - Maggio (1ª parte)
In Aprile - Maggio 1 PDF Stampa E-mail
Scritto da Bruno Martino   
Lunedì 06 Giugno 2011 11:15

Ormai è Aprile e le pagine aperte di questi sentieri ci illustrano sempre più i loro contenuti floreali, una cornucopia dalla quale continuano a sgorgare gioielli d’ogni sorta.

Tra i fossati nell’acqua due indicatori di acqua ancora abbastanza sana: la Veronica Beccabunga (già vista in precedenza) ed il Crescione acquatico. Nelle zone acquitrinose e nelle valli umide ecco una specie di calla, il Gigaro (Foto nr. 60 -.Arum italicum L. – Araceae) Nei prati fiorisce  la Bugula (Foto nr.61 – Ajuga reptans L. – Labiatae), e su piccoli rametti e foglie marcescenti lo strano fiore della Lathrea (Foto nr. 62 Lathrea squamosa – Scrophularaceae) senza clorofilla. La famiglia delle Labiatae scende in campo, si fa per dire, con la splendida Erba Limona o Bocca di Lupo (Foto nr.59Melittis melissophyllum L.) nei boschi, il Lamio Bianco o Falsa Ortica Bianca un po’ ovunque, il Lamio purpureo o Falsa ortica Purpurea insieme alle Ortiche , il Lamio Orvala o Falsa ortica Maggiore (i “ciùci” in veneto, perché una volta i bambini succhiavano la soluzione zuccherina presente sul fondo delle corolle dei fiori) - (Foto nr. 63 – Lamium orvala L. – Labiatae) nel sottobosco e nelle zone più ombrose. La stessa famiglia ci dona il Timo serpillo (Foto nr.277 - Thymus serpyllum L. aggr.-Labiatae), profumatissimo sulle colline, mentre le prime orchidee hanno già fatto capolino sui prati delle colline. Nei prati da sfalcio collinari, specie se un po’ inselvatichiti, comincia a fiorire la bellissima e curiosa Cresta di Gallo ( Foto nr.219   – Rhinanthus freynii (Kerner) Fiori - Scrophularaceae).

Gigaro (Foto nr. 60 -.Arum italicum L. – Araceae) Bugula (Foto nr.61 – Ajuga reptans L. – Labiatae)
Gigaro (Foto nr. 60 -.Arum italicum L. – Araceae) Bugula (Foto nr.61 – Ajuga reptans L. – Labiatae)
Lathrea (Foto nr. 62 Lathrea squamosa – Scrophularaceae) Erba Limona o Bocca di Lupo (Foto nr.59 – Melittis melissophyllum L.)
Lathrea (Foto nr. 62 Lathrea squamosa – Scrophularaceae) Erba Limona o Bocca di Lupo (Foto nr.59Melittis melissophyllum L.)
Lamio Orvala o Falsa ortica Maggiore (Foto nr. 63 – Lamium orvala L. – Labiatae) Timo serpillo (Foto nr.277 - Thymus serpyllum L. aggr.-Labiatae)
Lamio Orvala o Falsa ortica Maggiore (Foto nr. 63 – Lamium orvala L. – Labiatae) Timo serpillo (Foto nr.277 - Thymus serpyllum L. aggr.-Labiatae)

Cresta di Gallo ( Foto nr.219   – Rhinanthus freynii (Kerner) Fiori - Scrophularaceae)

Cresta di Gallo ( Foto nr.219   – Rhinanthus freynii (Kerner) Fiori - Scrophularaceae)

Nella prima parte della Primavera, anche a Marzo naturalmente, come ho accennato più sopra, si possono incontrare diversi germogli di piante selvatiche tradizionalmente usate in alimentazione. Tra queste le più “classiche sono” , i giovani turioni del Pungitopo (specie protetta!!!) -  (“rustòt” in veneto) un po’ amari, cugini dell’Asparago, ma ottimi per frittate, spaghettini e risotti. Vengono molto usate le cime del Luppolo (“bruscandoi” in veneto) - (Foto nr.64 – Humulus lupulus L.Cannabaceae) per frittate, spaghetti, risotti ed  i giovani getti degli Strigoli (“taijadée de’a Madona” in veneto) – (Foto nr. 65 – Silene vulgaris subsp. Vulgaris (Moench) Garcke) per colorare, come anche le cime di Ortiche, la pasta fatta in casa, per risotti e pastasciutte fantasiose. Nel misto di verdure selvatiche  da padella, per minestroni e tanto altro, ricordiamo anche una pianta, cugina degli Strigoli, della quale si usano le tenere sommità prima della fioritura,  le “réce de gèvaro”, in dialetto veneto: Silene bianca (Foto nr.65-1 – Silene alba (Miller) Krause – Caryophyllaceae) .

 

Luppolo (“bruscandoi” in veneto) - (Foto nr.64 – Humulus lupulus L. – Cannabaceae) Strigoli (“taijadée de’a Madona” in veneto) – (Foto nr. 65 – Silene vulgaris subsp. Vulgaris (Moench) Garcke) Silene bianca (Foto nr.65-1 – Silene alba (Miller) Krause – Caryophyllaceae)
Luppolo (“bruscandoi” in veneto) - (Foto nr.64 – Humulus lupulus L.Cannabaceae)

Strigoli (“taijadée de’a Madona” in veneto) – (Foto nr. 65 – Silene vulgaris subsp. Vulgaris (Moench) Garcke)

Silene bianca (Foto nr.65-1 – Silene alba (Miller) Krause – Caryophyllaceae)

Anche le Viole e le Primule appena raccolte servono ad arricchire cromaticamente e nel profumo le insalate fresche di primavera, magari insaporite anche dalle prime foglioline di Rucola selvatica e un po’ della tenerissima Valerianella che si trova bene sotto i filari delle Viti e nei campi di mais, raccolta magari al mattino ancora ghiacciata dalla brina.

Tra le piante più comunemente usate in cucina, la famiglia delle Compositae gioca una parte importante a partire dal Tarassaco comune (Foto nr.71 – Taraxacum officinale Weber. Agg. - Compositae) (Radìcio de can o Pissacan in veneto) con tutte le “Cicorie selvatiche” a seguito. Molte di queste sono mangerecce ed usate da sempre nella cucina rustica, sia lessate, sia per le verdure da padella o per farcire torte rustiche. Il Tarassaco poi, con l’azione epato-renale dell’acqua della decozione delle sue foglie e, meglio ancora, quella delle sue radici (raccolte in inverno), è da sempre stata usata come rimedio nelle patologie del fegato e dell’apparato digerente. Naturalmente i miei consigli … vogliono essere una solo una traccia utile, certamente sono da approfondire e da usare per le cose di ogni giorno. Il riferimento per le varie patologie, sia chiaro, è solo il medico. Chi volesse saperne di più in merito all’impiego erboristico delle Compositae (Tarassaco e suoi fratelli), non fa altro che pormi le domande specifiche ed io prometto una risposta in breve tempo. Sono Erborista dal 1984… Una Composita bellissima che comincia a fiorire in questo peiroodo, ma che è abbastanza rara, è l’Enula Glabra (Foto nr.66 -67 - Hinula irta L.- Compositae) . Vedremo più avanti a Maggio, nel pieno delle fioriture, di dire qualcosa in più sulla famiglia importantissima delle Compositae o Asteraceae.

Delle Composite fa anche parte il Tanaceto. Presento le tre specie molto interessanti e vi spiego anche il perché. L’Erba amara dei Boschi (Foto nr.68   – Tanacetum corimbosum (L.) Sch. Bip) che ormai va scomparendo da questi boschi collinari e quindi val la pena tentare si salvaguardarla e di rispettarla in ogni modo possibile. La incontrerete sul Col S. Lorenzo. Poi, sfuggito certamente ai giardini, l’Erba Amara Vera (“Erba ‘maresìna” in veneto) – (Foto nr.69 – Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip) che in molte parti del Veneto veniva usata per tentare di alleviare il “mal di testa femminile” anche, come racconta qualcuno, mettendone qualche fogliolina nelle minestre calde dei piatti fumanti delle donne di casa. Ed infine il Tanaceto volgare (Foto nr.70 - Tanacetum vulgare L.), peraltro ora scomparso o quasi che trovate più in Valsugana o in qualche valle alpina non a grandi altezze. Cito anche il Tanaceto Volgare o Comune, perché è uno degli ingredienti naturali, insieme all’Equiseto, all’Aglio ed all’Ortica, per macerati a freddo in acqua usati nel giardinaggio come fitofarmaco per molti parassiti delle piante, ben dosando le quantità altrimenti corriamo il rischio di liberare pomodori e rose dagli afidi ma bruciando irrimediabilmente le stesse piante …

Tarassaco comune (Foto nr.71 – Taraxacum officinale Weber. Agg. - Compositae) (Radìcio de can o Pissacan in veneto) Enula Glabra (Foto nr.66 - Hinula irta L.- Compositae)
Tarassaco comune (Foto nr.71 – Taraxacum officinale Weber. Agg. - Compositae) (Radìcio de can o Pissacan in veneto) Enula Glabra (Foto nr.66 - Hinula irta L.- Compositae)
Enula Glabra (Foto nr.67 - Hinula irta L.- Compositae)

Erba amara dei Boschi (Foto nr.68   – Tanacetum corimbosum (L.) Sch. Bip)

Enula Glabra (Foto nr.67 - Hinula irta L.- Compositae) Erba amara dei Boschi (Foto nr.68   – Tanacetum corimbosum (L.) Sch. Bip)
Erba Amara Vera (“Erba ‘maresìna” in veneto) – (Foto nr.69 – Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip)

Tanaceto volgare (Foto nr.70 - Tanacetum vulgare L.)

Erba Amara Vera (“Erba ‘maresìna” in veneto) – (Foto nr.69 – Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip) Tanaceto volgare (Foto nr.70 - Tanacetum vulgare L.)

Anche alcune specie arboree, che ripeto volentieri e ripeterò magari più volte, ci offrono fiori splendidi e profumati tra questi boschi. Ciliegi selvatici, Robinie, Castagni, Aceri, Olmi ed altri ancora, che approfondiremo in un’altra occasione, presentano fiori e frutti, in alcuni casi, che hanno costituito, come il Castagno, un interesse alimentare insostituibile in alcuni periodi della nostra storia e delle nostre fatiche sociali nel tentare di procurare sopravvivenza alle nostre famiglie rese povere dalla guerra, dallo sfruttamento di alcune nobili casate, o dalle carestie (non solo culturali …) che si sono succedute nelle stratificazioni degli accadimenti storici, locali e non … Andrebbero approfonditi anche i fiori di molti arbusti, a partire dal precoce Corniolo, dalla Fusaggine, dal Ligustro volgare e altri.

L’Orniello o Frassinello (Foto nr.119 – Ornus fraxinus L. – Oleaceae), “Orno” in veneto, è un albero della famiglia delle Oleaceae come l’Olivo, il Ligustro, il Frassino, non grandissimo che, oltre le sue ovattate fioriture primaverili, serviva, alle massaie pedemontane, per la cura dei polli con il … “famòro”, quando … tossivano stizzosamente e questa carinissime e forti donne della Pedemontana del Grappa sbucciavano i giovani rami dell’Orno mettendo la corteccia nell’acqua di abbeveraggio delle galline che diventava azzurra e si diceva potesse far guarire queste “bronchiti polline”… Nelle aree calde del Mediterraneo, invece, quest’albero viene chiamato anche “Albero della Manna”, perché da incisioni provocate sulla sua corteccia, fuoriesce un essudato dolce che si solidifica al contatto  con l’aria, molto gradevole, la Manna appunto, usata universalmente per le costipazioni intestinali specie dei bambini o per coloro che hanno un intestino molto delicato.

 

Nella parte sommitale delle colline esposte a sud, ci salutano volentieri gialli e vistosi cespugli, pendenti sui viottoli, di Sferracavallo (Foto nr. 72 – Hippocrepis comosa L. – Leguminosae) che catturano anche da lontano la nostra attenzione.  I fiori color oro quasi brillano al sole e le api ed i bombi fanno festa tra le loro corolle. Il nome di questa pianta è dato dai  legumi che, a maturazione, si rompono in più segmenti a forma appunto di ferro di cavallo.

Orniello o Frassinello (Foto nr.119 – Ornus fraxinus L. – Oleaceae) Sferracavallo (Foto nr. 72 – Hippocrepis comosa L. – Leguminosae)
Orniello o Frassinello (Foto nr.119 – Ornus fraxinus L. – Oleaceae) Sferracavallo (Foto nr. 72 – Hippocrepis comosa L. – Leguminosae)

Ovunque vi troviate su queste colline, tra Aprile e Maggio, ad un certo punto le fioriture esplodono, coinvolgendovi in un girotondo di gioia che unisce naturalmente tutti, insetti, lucertole, ramarri, serpenti, caprioli, volpi tassi, elfi, gnomi, fate, uomini dalla sana incoscienza come noi, fiori, cielo, monti, prati colli e tutto il resto che non riesco ora a dire. Tra i Gerani selvatici negli incolti ei nei prati possiamo trovare Il Geranio sbrindellato, il Geranio Minore, il Geranio Stellato, il Geranio di S. Roberto e il Geranio Cicutario. Caratteristici del Geranio sono l’odore ed i semi a forma di “becco di Gru” (Foto nr.272 e Foto nr.273). Sono poco vistosi e necessitiamo di una buona capacità di osservazione per intercettarli. Ed anche tanta pazienza.

Fiori e semi geranio (foto nr.272) Fiori e semi geranio (foto nr.273)
Fiori e semi geranio (foto nr.272) Fiori e semi geranio (foto nr.273)

Se smettete di pensare alla marca dei vostri scarponi o alle racchette del vostro compagno di viaggio, certamente più belle delle vostre, forse avrete finalmente l’attenzione che serve per captare i segnali  di “un tutto, tutt’attorno” che vi osserva con insistente curiosità …. Solo così potrete accorgevi del significato delle pensiero francescano espresso bene in una bella canzone “… dolce sentire che non son più solo, ma che son parte di una immensa vita …” Della famiglia delle Caryophyllaceae, cioè  dei Garofani selvatici , in questo periodo, ma anche per i mesi successivi, possiamo invece trovare, tra i prati: Strigoli e Silene bianca, già visti, , la Saponaria Comune, la Stellaria, la Peverina, e, fra i sassi e nei luoghi calpestati, la Garofanina Spaccasassi. Sulle balze collinari la Silene Ciondola (Foto nr.73 – Silene nutans L.) , il Garofano dei Certosini (Foto nr.74 – Dianthus carthusianorum aggr. L.), verso fine Maggio il raffinatissimo Garofano dei Boschi ( Foto nr. 75 e 76 - Dianthus monspessolanus L.) e l’innocentissimo Fior di Cuculo (Crotonella fior di cuculo) (Foto nr.278 – Lichnys flos-cuculi L.) che trovate un po’ ovunque ma … nessuno lo guarda perché di una forma sfuggente allo sguardo meno attento. Andrebbe invece rivalutato. Anche perché c’è una leggenda inglese che dice che quando se ne raccoglie un fiore si sente il rumore del tuono ed un’altra racconta invece che le innamorate una volta mettevano i suoi boccioli sotto il corpetto dando ad ognuno il nome di un ragazzo. Il fiore che sarebbe sbocciato per primo, con il tiepido calore del suo seno, avrebbe svelato chi sarebbe stato il suo futuro marito … Provare per credere!

Ma non è finita qui con le fioriture … anzi! Se comincia a girarvi la testa, avete perfettamente ragione. Nelle Valli umide troviamo qualche rara colonia di Uva di Volpe (Foto nr. 77 – Paris quadrifolia L. – Liliaceae), bellissima sia nell’originale fiore sia nell’omogeneità delle forme che fa somigliare l’insieme di queste piante a tante collegiali degli anni 3000, che attendono insieme la maestra fuori della scuola, con i colletti grandissimi,  regolari e ben inamidati, di colore … verde …

Silene Ciondola (Foto nr.73 – Silene nutans L.) Garofano dei Certosini (Foto nr.74 – Dianthus carthusianorum aggr. L.)
Silene Ciondola (Foto nr.73 – Silene nutans L.) Garofano dei Certosini (Foto nr.74 – Dianthus carthusianorum aggr. L.)
Garofano dei Boschi ( Foto nr. 75 - Dianthus monspessolanus L.) Garofano dei Boschi ( Foto nr.76 - Dianthus monspessolanus L.)
Garofano dei Boschi ( Foto nr. 75 - Dianthus monspessolanus L.) Garofano dei Boschi ( Foto nr.76 - Dianthus monspessolanus L.)
Fior di Cuculo (Crotonella fior di cuculo) (Foto nr.278 – Lichnys flos-cuculi L.)

Uva di Volpe (Foto nr. 77 – Paris quadrifolia L. – Liliaceae)

Fior di Cuculo (Crotonella fior di cuculo) (Foto nr.278 – Lichnys flos-cuculi L.) Uva di Volpe (Foto nr. 77 – Paris quadrifolia L. – Liliaceae)

Lungo le mura una pianta che secerne un latice giallo (attenzione è caustico!) Si tratta di un papavero dai petali piccoli e gialli, l’Erba Porraia o Celidonia (Foto nr. 78 – Chelidolium majus L. – Papaveraceae) , tradizionalmente usato nella medicina popolare per curare e far sparire porri e verruche. Tra gli altri papaveri nelle bordure dei sentieri e dei campi, troviamo il Papavero rosso comune, il Papavero selvatico, il Papavero a Clava.

Maggio è – finalmente! - il mese delle fragole e la domanda più frequente  che mi viene rivolta da coloro che non riescono a memorizzare le differenze tra queste piantine, tra i fiori  e tra i frutti è sempre la stessa: ”Quante fragole mangerecce ci sono? Che colore hanno i loro fiori?” E’ elementare, banale forse, ma non per tutti. C’è chi fa della disattenzione il proprio carisma  distintivo e se ne fregia. Rimanere sulla superficie delle cose e delle analisi è il suo stile blasonante e, nel tempo, ciò diventa alibi, disimpegno, blasone di quest’era post-moderna, illusoria, fragile e fuorviante. Bisogna avere invece il coraggio di calarsi nell’intimità delle cose, nei particolari, destrutturare le forme e per i cromatismi riuscire a scendere così nel profondo della relazione da dissolvere i colori e ritornare alle pigmentazioni originali. Senza questo processo di, ripeto, intimizzazione, noi ed il fiore non avremo mai la relazione che serve per prendere insieme il sentiero verso l’eternità, e , ammaestrandoci reciprocamente, scoprire i tesori invisibili, come ho già detto e ripeterò ancora fino alla noia, contenuti nello scrigno della nostra originalità, alla nostra unicità nell’universo. Mi permetto allora di ripetere la “lezione” sulle fragole che incontrerete lungo il limitare di tutti i nostri boschi e poi continueremo con le altre fioriture della famiglia delle Rosaceae di questo periodo. La famiglia delle bellissime Rose, quella delle Rosaceae appunto, non comprende solo le Rose coltivate e la Rosa selvatica (Foto nr.79 – Gruppo Rosa canina L. – Rosaceae) , ma anche la maggior parte delle piante da frutto selvatiche e coltivate quali Prugne, Ciliegi, Meli, Peri, Mandorli etcetera etcetera … Anche le Fragole fanno parte di questa famiglia, anche le More di Rovo come vedremo più avanti. Le fragole “buone”, cioè commestibili, profumate, con zuccheri e vitamine ed un gusto inconfondibile (specie macerate nel vino fragolino…), tra queste colline sono principalmente due, la Fragola Comune (Foto nr. 80 - Fragraria vescia L. – Rosaceae) e la molto simile  Fragola Verde (Fragraria viridis Duchesne). Esse hanno il fiore bianco, il frutto guarda in basso, sono profumate e sono dolci. La Fragola “matta” invece, che la forma ed il colore del frutto indurrebbero a confonderla con la “buona”, è la Duchesnea indica (Andrews) Focke, sempre della famiglia delle Rosacee, ma che … ha il fiore giallo, il frutto che “guarda in alto”, non ha profumo e né gusto. Metto qualche foto in più (Foto nr. 81) perché possiate definitivamente risolvere questo dilemma.

l’Erba Porraia o Celidonia (Foto nr. 78 – Chelidolium majus L. – Papaveraceae) Rosa selvatica (Foto nr.79 – Gruppo Rosa canina L. – Rosaceae)
l’Erba Porraia o Celidonia (Foto nr. 78 – Chelidolium majus L. – Papaveraceae) Rosa selvatica (Foto nr.79 – Gruppo Rosa canina L. – Rosaceae)
Fragola Comune (Foto nr. 80 - Fragraria vescia L. – Rosaceae) Fragola “matta” (Foto nr. 81 - Duchesnea indica (Andrews) Focke)
Fragola Comune (Foto nr. 80 - Fragraria vescia L. – Rosaceae) Fragola “matta” (Foto nr. 81 - Duchesnea indica (Andrews) Focke)

Per il resto della famiglia delle Rosaceae, oltre alle Prugne selvatiche (Foto nr. 82) ed alle varie fioriture della piante da frutto coltivate che hanno dipinto di bianco e di rosa i campi coltivati e gli orti ed i boschi (specie con i ciliegi selvatici, meravigliosi in tutta la pedemontana boschiva), le colline e le sponde dei torrenti ci regalano diversi fiori di arbusti. Tra questi il Prugnolo, il Biancospino (Foto nr.83 – Crathaegus oxyacanta var. monogyna L.), uno dei più potenti rimedi popolari insieme al vischio ed alle foglie d’olivo coadiuvante un’azione ipotensiva, in considerazione dell’azione “vaso-coronaro-dilatatrice” delle sue foglie e dei suoi fiori. Poi la Rosa canina o Rosa selvatica, i cui cinorrodi rossi che impreziosiscono di colore le siepi selvatiche in Autunno e che in dialetto veneto si chiamano “stròpacui …”.  E’ chiara l’allusione ad una costipazione intestinale malauguratamente provocato dall’ingerimento dei semini pelosi contenuti all’interno di queste “bacche”, che “bacche” non sono, i rossi Cinorrodi appunto. Ma chi potrebbe mangiare questi semini? Li mangiavano in passato coloro che volevano alimentarsi con la polpa esterna dei Cinorrodi ricchissimi, molto più degli Agrumi, di preziosa Vitamina “C”. Per chi esagerava … in appetito, ed al posto di limitarsi con attenzione a rosicchiare la buccia esterna di queste “bacche” ne ingeriva anche i semini pelosi contenuti all’interno, che inevitabilmente  provocavano ostinate costipazioni intestinali dalle quali deriva il prestigioso e coerente termine dialettale, appropriatissimo, “stròpacui”!

Prugne selvatiche (Foto nr. 82) Biancospino (Foto nr.83 – Crathaegus oxyacanta var. monogyna L.)
Prugne selvatiche (Foto nr. 82) Biancospino (Foto nr.83 – Crathaegus oxyacanta var. monogyna L.)

I Rovi (Foto nr. 84 – Rubus sp.) ottimi per marmellate da crostata e … anche da freschi e le cui foglie venivano e vengono usate per ricavare una tisana utile per stagnare piccole diarree o per fare impacchi o gargarismi su mucose infiammate, il Nespolo germanico inselvatichito in più zone. Tra i prati invece, a questa famiglia appartengono la Regina dei Prati (Foto nr.85 – Filipendula vulgaris Moench) che svetta tra le altre specie con i suoi ciuffetti bianchi e graziosissimi, la Potentilla già vista prima, la Sanguisorba le cui prime foglioline possono dare un sapore piccante alle nostre insalate di Primavera, l’Agrimonia (Foto nr.86 – Agrimonia Eupatoria L.), con i suoi fiori gialli, detta anche “l’Erba dei tenori” perché i gargarismi fatti con il suo decotto aiutano a guarire dalla raucedine e dalla afonia. Per ultima, una pianta che vive ai bordi dei ruscelli, molto usata in infusione (non decozione) in passato per curare le malattie da raffreddamento, l’Olmaria Comune (Foto nr.87 – Filipendula ulmaria(L.)Maxim). Sarà casuale, ma molte piante che vivono nelle zone umide hanno dato sempre l’opportunità all’uomo di curare le sue afflizioni da raffreddamento. E’ il caso della corteccia del Salice Bianco, della Salcerella che vedremo più avanti, dell’Olmaria Comune e anche delle foglie di un albero, l’Ontano nero, già visto, con il legno che abbiamo definito “imputrescibile” che, come ci tramanda la sapienza erboristica popolare, serviva alle persone delle nostre zone acquitrinose pedemontane a curare la “febbre intermittente”, una sorta di “malaria”. In questo caso il malato veniva disteso nudo su un letto di foglie di Ontano molto calde e ricoperto dalle stesse per un bel po’, provocando la sua sudorazione. Si racconta che fosse questo l’unico modo delle genti pedemontane per trovare sollievo e, spesso, anche la guarigione. E’ necessario approfondire.

Rovi (Foto nr. 84 – Rubus sp.) Regina dei Prati (Foto nr.85 – Filipendula vulgaris Moench)
Rovi (Foto nr. 84 – Rubus sp.) Regina dei Prati (Foto nr.85 – Filipendula vulgaris Moench)
Agrimonia (Foto nr.86 – Agrimonia Eupatoria L.) Olmaria Comune (Foto nr.87 – Filipendula ulmaria(L.)Maxim)
Agrimonia (Foto nr.86 – Agrimonia Eupatoria L.) Olmaria Comune (Foto nr.87 – Filipendula ulmaria(L.)Maxim)

Un’altra famiglia fondamentale per l’uomo e non solo,  che ci ha dato la possibilità di vivere su questo pianeta, di cibarci, di forgiare attrezzi e quant’altro, coprirci, sfamare il nostro bestiame, è quella delle Graminaceae. Pensiamo solo al Mais, al Grano, all’Orzo, al Bambù e tiriamo da noi stessi le conclusioni sull’utilità e sull’importanza per noi  di queste piante. Le Graminaceae non le tratteremo perché “non attirano l’occhio dell’escursionista” in quanto il fiore è poco appariscente. Invito tutti voi invece a dotarvi di una lente a 10 ingrandimenti e dedicare tempo e pazienza all’osservazione di questi piccoli fiori ma splendidi, recepirne i meccanismi di riproduzione e di evoluzione. Pensate che su un prato da sfalcio le Graminaceae rappresentano circa il 30/35% delle specie presenti. Senza di esse il fieno non avrebbe per gli animali il valore proteico  necessario per nutrirli correttamente. Naturalmente parlo del fieno sfalciato senza fretta e con la giusta maturazione dei semi e ben seccato. Potrei parlare dei “bagni di fieno” così praticati in Trentino, in Alto Adige e in Austria, ma rischierei di dilungarmi oltre misura come mi porta ad ogni riga il mio cervello che spazia in un mare di pensieri, nozioni, abluzioni, emozioni, sensazioni, esagerazioni tessute in mista intima con una fantasia galoppante e le dita sulla tastiera cominciano ad andare da sole ed ogni tanto sono costretto a … legarle per ché non facciano danni ulteriori all’interesse che invece in voi vorrei creare senza degenerare ad ogni passo nelle mie perversioni stracolme sempre più di un entusiasmo bambino come la panna sui gelati … che proprio non so cosa possa entrarci con il senso di questo discorso …

Continua l'avventura Cammina con noi

Camminando insieme, camminando …. oltre …

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Ottobre 2014 10:31
 
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