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Scritto da Bruno Martino   
Domenica 05 Giugno 2011 20:49

C’è stata la prima neve nel giorno della Candelora, quando la Chiesa cattolica ci ricorda, con la benedizione delle candele, che Gesù bambino ci ha donato la Luce per “camminare oltre” e la sapienza popolare recita che “anche se fiocca o piove, dall’inverno semo fòra…”. Ma questo non è un buon motivo per fermare le nostre escursioni, anzi …, la neve, coprendo d’incanto il nostro paesaggio pedemontano, ci dona opportunità di intima riflessione sul mistero della vita che ci appartiene, ci comprende, ci invita, ci spinge più in là del presente e degli allettamenti della storia. Vi siete mai recati a far foto di notte mentre nevica ed avete mai aspettato l’alba tra le case e le sommità dei nostri colli? Avete mai fotografato un monumento, una chiesa, un borgo, un paesaggio, all’alba con la neve? Vorrei provare a invogliarvi a fare quest’esperienza, gelarvi i piedi nonostante gli scarponi di gore-tex, ma scaldarvi il cuore, commuovervi fino al pianto nel vedere le bacche del Pungitopo avvolto in questo cotone bianco, freddo e ciuffoloso  (Foto nr. 16 – Ruscus aculeatus L. – Liliaceae), oppure i giovani uscire infreddoliti per andare a scuola con gli occhi colmi di speranza oppure vedere il fumo cominciare ad uscire dal cammino delle case mentre nevica e pensare ad ogni gioia, ad ogni sofferenza, alla dignità racchiusa nello scrigno di quelle mura … Oppure camminare sulla passerella dell’Oasi San Daniele a Liedolo mentre sta nevicando e fotografare gli inchini delle Thype coperte dalla neve solo da una parte (Foto nr. 17) come fosse un salsicciotto ancor caldo dalla griglia coperto di maionese …

Pungitopo avvolto in questo cotone bianco, freddo e ciuffoloso  (Foto nr. 16 – Ruscus aculeatus L. – Liliaceae) Thype coperte dalla neve solo da una parte (Foto nr. 17)
Pungitopo avvolto in questo cotone bianco, freddo e ciuffoloso  (Foto nr. 16 – Ruscus aculeatus L. – Liliaceae) Thype coperte dalla neve solo da una parte (Foto nr. 17)

E cosa dire dei monumenti (Foto nr.18 Monumento all’Emigrante del Maestro Piergiorgio Rebesco in Piazza Rovero a San Zenone) oppure del Colle Castellaro (Foto nr.19) o della Torre degli Ezzelini sullo stesso colle (Foto nr.20), o della Chiesa arcipretale di San Zenone (Foto nr.21) o di quella di Ca’ Rainati (Foto nr.22) o di Liedolo (Foto nr. 23) che riprendiamo anche dal Laghetto del Collalto (Foto nr.24), punto di sosta prezioso dello stesso Sentiero natura. Più tardi torna il sole ed allora ecco ancora uno sguardo, dal Sentiero del Castellaro (Foto nr.25), all’altezza di Via Cime, tra i rami innevati del Castagno (Foto nr.26), guardando a sinistra, del Santuario della Madonna del Monte, mentre, sulla destra, ad Asolo (Foto nr.27 e 28), unicamente … splendida, o alle spalle, alle Prealpi, al Sacro Monte del Grappa, all’Archeson (Foto nr.29), le alte vie del Sangue versato dal petto di giovani innocenti di ogni nazione …

 

(Foto nr.18 Monumento all’Emigrante del Maestro Piergiorgio Rebesco in Piazza Rovero a San Zenone)

(Foto nr.18 Monumento all’Emigrante del Maestro Piergiorgio Rebesco in Piazza Rovero a San Zenone)

Chiesa arcipretale di San Zenone (Foto nr.21)

Colle Castellaro (Foto nr.19)

Colle Castellaro (Foto nr.19)

Ca’ Rainati (Foto nr.22)

Torre degli Ezzelini (Foto nr.20)

Chiesa arcipretale di San Zenone (Foto nr.21)

Ca’ Rainati (Foto nr.22) Torre degli Ezzelini (Foto nr.20)
Liedolo (Foto nr. 23)

Laghetto del Collalto (Foto nr.24)

Laghetto del Collalto (Foto nr.24)

Sentiero del Castellaro (Foto nr.25)

Asolo (Foto nr.27 e 28)

 

Asolo (Foto nr.27 e 28)

Liedolo (Foto nr. 23) Sentiero del Castellaro (Foto nr.25) Asolo (Foto nr.27 e 28)
Archeson (Foto nr.29)

Pratoline comuni (Foto nr.30 – Bellis perennis L.- Compositae)

Sacro Monte del Grappa, all’Archeson (Foto nr.29) Pratoline comuni (Foto nr.30 – Bellis perennis L.- Compositae)

La neve pian piano si ritira nelle sue stanze sulla vetta del Sacro Monte ed intorno alle nostre case e tra i prati si affacciano le prime margheritine, le Pratoline comuni (Foto nr.30 – Bellis perennis L.- Compositae), che schiudono la corolla ai primi tepori del mattino per richiuderla alla sera. Accanto a loro,anche nei nostri giardini, le prime Veroniche (Foto nr.31 – Veronica persica Poiret - Scrophulariaceae), gli Occhi della Madonna (Océti de’a Madòna, in veneto). Tra i nostri colli ho osservato ben 6 specie di Veronica: Veronica d’acqua (Foto nr.217 - Veronica beccabunga L., Veronica teucrium L., Veronica chamaedrys L., Veronica serpyllifolia L., Veronica persica Poiret, Veronica spicata).

Veroniche (Foto nr.31 – Veronica persica Poiret - Scrophulariaceae) Veronica d’acqua (Foto nr.217 - Veronica beccabunga L., Veronica teucrium L., Veronica chamaedrys L., Veronica serpyllifolia L., Veronica persica Poiret, Veronica spicata)
Veroniche (Foto nr.31 – Veronica persica Poiret - Scrophulariaceae) Veronica d’acqua (Foto nr.217 - Veronica beccabunga L., Veronica teucrium L., Veronica chamaedrys L., Veronica serpyllifolia L., Veronica persica Poiret, Veronica spicata)

Potete, inserendo in Google immagini questi nomi, fare anche una ricerca per conto vostro. Sempre nel prato del giardino di casa possiamo scorgere i piccoli bianchi fiori del Billari primaticcio (Foto nr.32 – Cardamine hirsuta L.), la cui rosetta basale è commestibile, ed ottima nei misti di verdure da padella primaverili, cotta insieme alle varie cicorie selvatiche di stagione, anche per farcire torte di verdura al forno, con olio buono e … buona compagnia … Più avanti, nei prati più pianeggianti, anche la Prunella (Foto nr.33 – Prunella vulgaris L. – Labiatae), l’Edera terrestre (Foto nr.34 – Glecoma hederacea L. – Labiatae) e le prime rosette basali, anche tra i filari delle viti, nei luoghi calpestati, ai bordi delle strade, delle prime rosette basali delle tre specie di  Piantaggini presenti nel terrorio che vedremo alla loro fioritura. Ve le anticipo perché, a proposito di misti di verdure da … padella, anche le rosette basali e le prime foglie tenere della Piantaggine lanceolata sono state sempre usate. E’ una  pianta che anche nella tradizione culinaria veneta è sempre stata raccolta per cucinare lepre e coniglio. Come pianta officinale, essendo molto ricca di mucillagini, la Piantaggine lanceolata specialmente è sempre stata usata (più della Piantaggine maggiore e della Piantaggine media), per elaborare tisane insieme alla Malva, il Timo, la Farfara, il Petasites o Farfaraccio, e la Polmonaria, per aiutarsi nelle malattie da raffreddamento. Sono piante che incontreremo man mano che fioriranno e delle quali vi mostrerò puntualmente le foto.

Billari primaticcio (Foto nr.32 – Cardamine hirsuta L.) Prunella (Foto nr.33 – Prunella vulgaris L. – Labiatae) l’Edera terrestre (Foto nr.34 – Glecoma hederacea L. – Labiatae)
Billari primaticcio (Foto nr.32 – Cardamine hirsuta L.) Prunella (Foto nr.33 – Prunella vulgaris L. – Labiatae) l’Edera terrestre (Foto nr.34 – Glecoma hederacea L. – Labiatae)

Riprendiamo un sentiero, un sentiero qualsiasi tra questi colli. Ne abbiamo segnalati quattro e possiamo percorrerli tutti per incontrare alcune nostre amiche, certe protagoniste da millenni delle nostre Primavere pedemontane: le Viole. Ho determinato diverse specie di Viole in questi nostri sentieri, nel sottobosco, nei prati, anche accanto a casa nostra, nei prati umidi, nei luoghi più appartati ed ombrosi. Alcune sono di facile identificazione, come la Viola bianca e la Viola mammola. Per le altre è necessario un lavoro vostro più approfondito di indagine sistematica. Intanto io vi elenco le specie che potete incontrare e sono le seguenti: la Viola selvatica (Viola canina L. – Violaceae), la Viola silvestre (Viola reichenbachiana Jordan Ex. Bureau), la Viola di Rivines (Viola riviniana Rchb),  la Viola bianca (Foto nr. 35 - Viola alba Besser), la Viola mammola (Foto nr.36 – Viola odorata L.), la Viola irta (Viola hirta L.).

Viola bianca (Foto nr. 35 - Viola alba Besser) Viola mammola (Foto nr.36 – Viola odorata L.)
Viola bianca (Foto nr. 35 - Viola alba Besser) Viola mammola (Foto nr.36 – Viola odorata L.)

Innamorarsi vuol dire anche conoscere. Salvaguardare vuol dire conoscere, Dalla conoscenza può arrivare una relazione importante. Ma per smentire me stesso in questa affermazione, come fanno spesso tutti i veri Elfi d’altronde, potrei anche dire che il vero legame, la vera conoscenza si crea dall’acquisizione di responsabilità nei confronti di qualsiasi individuo, a sangue verde o rosso che sia, ed anche a favore dell’ambiente. Che bello poter dire che io amo perché incontro e non perché conosco. Cioè dire che l’Amore con la “A” maiuscola precede la conoscenza, io ti amo, ti proteggo, ti conosco perché per prima cosa mi responsabilizzo di te, perché il mio è un progetto di “alterità”, ti amo così tanto che la mio gioia sarà vera gioia solo quando realizzo la tua vita nella gioia, quando vivo per i tuoi obiettivi e non per i miei … Quando io osservo un prato o un bosco o una montagna, o un ruscello, o un fiore, o semplicemente guardo gli occhi di uno sconosciuto, non mi sento né il suo padrone, né il suo saggio amministratore, né il suo custode, ma solo il suo compagno di viaggio. E sono per lui un po’ “volpe” ed un po’ “Piccolo Principe”, e viaggio …”oltre” con lui, ammaestrandolo e facendomi ammaestrare, dal colore dei suoi occhi o dei suoi petali, dalle sue aspirazioni, dalla sua sofferenza, dalla sua gioia, dalla sua ricerca di dignità, che gli appartiene di diritto. Cammino con lui, cammino insieme, cammino “oltre”, creando un legame libero, terribile, universale, definitivo, fedele, cercando di scoprire i veri tesori che sono in lui, ed in me. E, come sapete, i veri tesori sono invisibili …

E dopo questa parentesi di vegetal-filosofia, eccoci di nuovo insieme a camminare su per i nostri sentieri fra le colline, in cerca di sentimento e di luce vera …

Le fioriture che avanzano tra metà Marzo e Metà Giugno, tra questi colli come nelle nostre montagne, le ho sempre sentite arrivare anche quando erano ancora molto … distanti … Le ho sempre immaginate come una processione solenne che avanza  lentamente all’orizzonte. Ne intuisci la sacralità, vieni pervaso dalla vibrazione del suo “Om” creativo che detta le note al pentagramma della natura o del Creato se preferite. Un suono che ti penetra l’animo, che ti incarna nel tutto del quale siamo parte strutturale, irrinunciabile …, indispensabile, indissolubile. Un Re, l’Amore, nell’universo infinito, che si manifesta in forme, colori e profumi che si materializzano nei prati, nei boschi, dove tutto inneggia alla vita, dove non esiste l’eutanasia né l’aborto, dove ogni fiore nei prati convive con l’altro di famiglia, genere e specie diversa, preparando l’uno il terreno per l’altro che gli vive accanto. E proseguono il loro breve tempo  bagnati dalla stessa pioggia, asciugati dallo stesso sole, carezzati dallo stesso vento di Primavera. Un insieme irriducibile ed irrefrenabile nel cercare ossessivamente la vita.

Nel bosco il risveglio dei fiori trasforma l’incanto un mille forme ed in mille colori. Uno dei primi ad arrivare, sotto i Carpini Bianchi e Neri, gli Ornielli ed i Castagni,  è il Pisello dei Boschi, la Circerchia Primaticcia (Foto nr.37-    Lathyrus vernus (L.)  Bernh – Leguminosae), seguito dopo breve tempo da suoi due cugini, la Cicerchia nera e la Cicerchia dei Prati. Piante dalle foglie molto belle e dai fiori colorati di rosso-ciclamino che vira all’azzurro  man mano che i fiori maturano prima di cadere..

Circerchia Primaticcia (Foto nr.37-    Lathyrus vernus (L.)  Bernh – Leguminosae) Calta di palude (Foto nr.38 – Caltha palustris L. – Ranuncolaceae)
Circerchia Primaticcia (Foto nr.37-    Lathyrus vernus (L.)  Bernh – Leguminosae) Calta di palude (Foto nr.38 – Caltha palustris L. – Ranuncolaceae)

Nella Valle delle Ru e nelle altre areee umide e boschive, fioriscono la Calta di palude (Foto nr.38 – Caltha palustris L. – Ranuncolaceae), l’Aglio Selvatico o Aglio Ursino (Foto nr.39 – Allium ursinum L. – Liliaceae), detto così perché la sua foglia somiglia all’orecchio dell’Orso delle caverne di una volta. Poi, nella stessa Valle e nella maggior parte delle valli e boschi degli altri sentieri qui intorno, la bellissima fioritura progressiva delle Anemoni della famiglia delle Ranuncolaceae, in quest’ordine: Anemone Bianca (Foto nr.40 - Anemone nemorosa L.), Anemone Gialla (Foto nr.41 – Anemone ranuncoloides L.),  Anemone Trifogliata (Foto nr.42 - Anemone trifoliata L.) e più in alto, la loro rara cugina che fiorisce nelle sommità assolate ed aride dei colli, la Anemone Pulsatilla (Foto nr.43 e 44 – Pulsatilla montana (Hoppe) Rchb.), pianta protetta, magnificamente vellutata, di colore viola/blu/ciclamino indefinibile, pelosa, fedele, della quale non è rarissimo osservarne anche qualche esemplare albino (bianco).

l’Aglio Selvatico o Aglio Ursino (Foto nr.39 – Allium ursinum L. – Liliaceae) Anemone Bianca (Foto nr.40 - Anemone nemorosa L.)
l’Aglio Selvatico o Aglio Ursino (Foto nr.39 – Allium ursinum L. – Liliaceae) Anemone Bianca (Foto nr.40 - Anemone nemorosa L.)
Anemone Gialla (Foto nr.41 – Anemone ranuncoloides L.) Anemone Trifogliata (Foto nr.42 - Anemone trifoliata L.)
Anemone Gialla (Foto nr.41 – Anemone ranuncoloides L.) Anemone Trifogliata (Foto nr.42 - Anemone trifoliata L.)
Anemone Pulsatilla (Foto nr.43 – Pulsatilla montana (Hoppe) Rchb.) Anemone Pulsatilla (Foto nr.44 esemplare albino – Pulsatilla montana (Hoppe) Rchb.)
Anemone Pulsatilla (Foto nr.43 – Pulsatilla montana (Hoppe) Rchb.) Anemone Pulsatilla (Foto nr.44 esemplare albino – Pulsatilla montana (Hoppe) Rchb.)

Ma che meraviglia! Uno stupore, quasi incredulità di fronte a tanto incanto. Una meraviglia che ben presto in noi si trasforma progressivamente in preghiera, in commozione, in compassione … Un  tappeto variopinto. Che manto regale costellato di gioielli multicolori è diventato il bosco! Assieme a quanto sopra descritto spiccano un po’ ovunque fiori di Pervinca (Foto nr.45 – Vinca minor L. – Apocynaceae), di Epatica o Erba Trinità (Foto nr.46 - Hepatica nobilis Miller – Ranuncolaceae), le prime Polmonarie (Foto nr.49 – Pulmonaria officinalis L. – Boraginaceae), l’Epimedio alpino (Foto nr.47 – Epimedium alpinum – Berberidiaceae) con le foglie bordate di rosso a forma di cuore.. E sulle colline aride la giallino-verde Euforbia cipressina (Foto nr.48 – Euphorbia cyparissias L. – Euphorbiaceae), l’Erba Storna Montanina (Foto nr.266 – Thalspi preaecox Wulfen – Cruciferae) , la Poligala (Foto nr.265 – Polygala vulgaris L. – Polygalaceae) , il Ginestrino, (Foto nr.50 – Lotus corniculatus L. – Leguminosae), cinque specie di Potentilla (Foto nr. 51 – Potentilla sp. – Rosaceae)., l’Aristolochia (Foto nr.52 – Aristolochia pallida Wild – Aristolochiaceae),  la Globularia o Vedovella dei Prati, sempre più rara sulle sommità collinari esposte a sud (Foto nr.53-54 – Globularia elongata Hegetsch – Globulariaceae), nei boschi umidi il Favagello (Foto nr. 55 – Ranunculus ficaria L. – Ranuncolaceae). Almeno altre 8 specie di Euforbie, a fiore poco appariscente, sono presenti nel territorio. Chi le volesse conoscere può scrivermi e le elencherò puntualmente. Un capitolo a parte, specie per la prima parte del mese, la merita un piccolo, delizioso Giglio, presente in tutto il sottobosco, accanto alle altre fioriture già sopra descritte il Barbone o Dente di Cane (Foto nr.56 e 57 – Erythronium dens-canis L. – Liliaceae). Porta i suoi lunghi petali bianchi all’indietro a metà mattinata, quando i primi tepori del sole lo raggiungono, ponendosi con la testina bassa come un gatto che fa le fusa quando la padrona gli accarezza la testa. Non so se vuole salutarci inchinandosi con deferente eleganza, o se sta pregando, o se sta rendendo grazie a Dio per avergli donato la vita in mezzo a tanto splendore.

Pervinca (Foto nr.45 – Vinca minor L. – Apocynaceae) Epatica o Erba Trinità (Foto nr.46 - Hepatica nobilis Miller – Ranuncolaceae) Polmonarie (Foto nr.49 – Pulmonaria officinalis L. – Boraginaceae)
Pervinca (Foto nr.45 – Vinca minor L. – Apocynaceae) Epatica o Erba Trinità (Foto nr.46 - Hepatica nobilis Miller – Ranuncolaceae) Polmonarie (Foto nr.49 – Pulmonaria officinalis L. – Boraginaceae)
Epimedio alpino (Foto nr.47 – Epimedium alpinum – Berberidiaceae) Euforbia cipressina (Foto nr.48 – Euphorbia cyparissias L. – Euphorbiaceae) Erba Storna Montanina (Foto nr.266 – Thalspi preaecox Wulfen – Cruciferae)
Epimedio alpino (Foto nr.47 – Epimedium alpinum – Berberidiaceae) Euforbia cipressina (Foto nr.48 – Euphorbia cyparissias L. – Euphorbiaceae) Erba Storna Montanina (Foto nr.266 – Thalspi preaecox Wulfen – Cruciferae)
Poligala (Foto nr.265 – Polygala vulgaris L. – Polygalaceae) Ginestrino, (Foto nr.50 – Lotus corniculatus L. – Leguminosae) Potentilla (Foto nr. 51 – Potentilla sp. – Rosaceae)
Poligala (Foto nr.265 – Polygala vulgaris L. – Polygalaceae) Ginestrino, (Foto nr.50 – Lotus corniculatus L. – Leguminosae) Potentilla (Foto nr. 51 – Potentilla sp. – Rosaceae)
Aristolochia (Foto nr.52 – Aristolochia pallida Wild – Aristolochiaceae) Globularia o Vedovella dei Prati (Foto nr.53 – Globularia elongata Hegetsch – Globulariaceae) Globularia o Vedovella dei Prati (Foto nr.54 – Globularia elongata Hegetsch – Globulariaceae)
Aristolochia (Foto nr.52 – Aristolochia pallida Wild – Aristolochiaceae) Globularia o Vedovella dei Prati (Foto nr.53 – Globularia elongata Hegetsch – Globulariaceae) Globularia o Vedovella dei Prati (Foto nr.54 – Globularia elongata Hegetsch – Globulariaceae)
Favagello (Foto nr. 55 – Ranunculus ficaria L. – Ranuncolaceae)

Ofioglosso comune (Foto nr.58-1 Ophioglossum vulgatum MI. - Ophioglossaceae)


Favagello (Foto nr. 55 – Ranunculus ficaria L. – Ranuncolaceae) Ofioglosso comune (Foto nr.58-1 Ophioglossum vulgatum MI. - Ophioglossaceae)

Un accenno infine a Felci ed Equiseti. Le Filicaceae sono famiglie, come ho già accennato,  ancora considerate come “elementi di transito” nella teoria evolutiva del fiore.  Tra questi colli sanzenonesi ho determinato nel mio erbario 14 specie di Felci e 4 di Equiseti. Ho scovato anche l’Ofioglosso comune (Foto nr.58-1 Ophioglossum vulgatum MI. - Ophioglossaceae) un individuo vegetale curioso e particolare, una via di mezzo appunto tra le Felci e gli Equiseti. Coloro che volessero saperne di più, sono pregati di scrivere. Mostro intanto i fiori dell’Equiseto Maggiore o Massimo (Foto nr.58 – Equisetum telmateja Ehrh). L’Equiseto arvense ha un liquido che favorisce la risoluzione di piccole emorragie, per piccoli graffi che si possono fare nel bosco ed è pianta che da sempre viene usata come rimineralizzante e diuretica dalla medicina popolare. Abbiamo anche l’Equiseto palustre e l’Equiseto ramosissimo. Per le felci, scopriamo in qualche grotta artificiale, “appesa, abbarbicata gioiosamente” alle pareti d’arenaria vicino l’ingresso, la bellissima Capelvenere e, nei boschi, la grande Felce aquilina, con le sue grandi ali verdi ben dispiegate per il suo personale volo tra Ornielli, Acacie e Castagni. Accanto ad essa, la Scolopendria Comune o Lingua di Cervo, rara a San Zenone ma comune in tutti i Colli Asolani. Sui muri la Ruta dei Muri e l’Asplenio tricoma, nel bosco ancora la felce Femmina (chiamata cos’ solo per il delicato portamento, La Felce maschio (“maschio” per l’aspetto “macho macho” della pianta con squame ben rossastre a mò di barba vichinga), la Felce dilatata, la Felce aculeata, il Polipodio volgare (nel sanzenonese rara, comune in molte altre nostre aree), la Felce dei Faggi e la Felce montana. Sono in pochissime aree umide di San Zenone, la rara e fragile Felce palustre che vive in ambienti perennemente intrisi d’acqua in superficie.

Barbone o Dente di Cane (Foto nr.56 – Erythronium dens-canis L. – Liliaceae)

Barbone o Dente di Cane (Foto nr.57 – Erythronium dens-canis L. – Liliaceae)

Barbone o Dente di Cane (Foto nr.57 – Erythronium dens-canis L. – Liliaceae)

Equiseto Maggiore o Massimo (Foto nr.58 – Equisetum telmateja Ehrh)

Barbone o Dente di Cane (Foto nr.56 – Erythronium dens-canis L. – Liliaceae) Equiseto Maggiore o Massimo (Foto nr.58 – Equisetum telmateja Ehrh)

Cari amici, vedete come la Primavera continua a venirci incontro malgrado il nostro sentirci avulsi dai petali e dal profumo di questi fiori? Ogni ombra di questi boschi, ogni goccia di rugiada, ogni battito d’ali di queste farfalle, ogni fiore di queste colline ha in sé racchiuso un messaggio di pace, di amicizia e di bontà per noi. Ma per saperne cogliere i significati veri ed universali, per capire il senso che hanno per noi questi segni, bisogna farsi piccoli ed umili mentre passeggiamo tra questo incanto, tra questi messaggi di vita e di passione. La nostra vicinanza all’ambiente che ci circonda dobbiamo esprimerla con una attenzione fraterna e filiale. Noi abbiamo il compito di decodificare queste parole sussurrate ai nostri passi da ogni presenza animata o inanimata che ci circonda, visibile ed invisibile che sia,  e di contraccambiare questo patrimonio di saggezza aiutandolo a camminare verso la comune eternità che può appartenerci, se ne viviamo ogni fotone della sua Luce e viviamo per essa. L’uomo tradisce, sfrutta l’ambiente per il proprio tornaconto, con fare arrogante ed ignorante. E sfrutta i popoli con la stessa noncuranza con cui sfrutta l’ambiente del quale vede solo la parte da “predare”. Ma l’Eternità non tradisce mai, ed attende che noi ri-accompagniamo questi fiori, questa natura così bella, al loro Creatore.

Questo e solo questo è il nostro ruolo. Non sfruttatori, non amministratori beceri ed irresponsabili, ma compagni di viaggio, ripeto, che riescono a camminare insieme a quanto ci circonda e, con esso, camminare oltre …

Continua l'avventura Cammina con noi

Camminando insieme, camminando …. oltre …

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Ottobre 2014 10:30
 
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