Monday 23rd of October 2017

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In Gennaio PDF Stampa E-mail
Scritto da Bruno Martino   
Mercoledì 01 Giugno 2011 16:06

Siamo ormai dopo l’Epifania e Gennaio quasi quasi ci sta scappando via, ma decidiamo ugualmente una uscita se non altro per smaltire quanto accumulato nelle festività natalizie.  Vediamo, in ogni sentiero pedemontano tra le colline, pozze d’acqua ghiacciate un po’ ovunque, anche nei cortili delle case, e ci chiediamo se in queste condizioni sarà poi possibile trovare qualche fiore. Ma la speranza non abbandona mai il naturalista che è anche un attento e tenace  osservatore. Così intanto non gli sfuggiranno anche le grosse carrube sotto lo “Spin de croxe o Spin de Cristo”, questo il suo nome in dialetto veneto, una leguminosa arborea il cui nome volgare in Italia è Spino di Giuda (Foto nr.1 – Gleditsia triacanthos L. – Leguminosae). La pietà popolare ha voluto dare da sempre significati e nomi agli alberi particolari, come ha fatto con il Siliquastro o Albero di Giuda, riferendosi appunto al suo  tradimento o, per gli alberi con spine, con riferimento alla sofferenza di Gesù Cristo ed alla corona spinosa che gli era stata messa sul capo prima della crocifissione. Emozione di fede spesso riflessa nelle immagini sacre che mai nella Pedemontana veneta mancano all’imbocco di sentieri, ai crocevia di strade periferiche o boschive. Altro seme molto bello da ammirare in Gennaio è quello di un rampicante che trovate in ogni siepe, che in dialetto a San Zenone chiamano “Visone”. E’ un seme piumato ed elicoidale, che se guardato con attenzione vi rapisce per la sua perfezione ed il gesto di consapevolezza d’amore con il quale è stato coniato da madre natura. Il suo nome volgare è Viorna (Foto nr.2 – Clematis vitalba L. – Ranuncolaceae).

Spino di Giuda (Foto nr.1 – Gleditsia triacanthos L. – Leguminosae)

Viorna (Foto nr.2 – Clematis vitalba L. – Ranuncolaceae)
Spino di Giuda (Foto nr.1 – Gleditsia triacanthos L. – Leguminosae) Viorna (Foto nr.2 – Clematis vitalba L. – Ranuncolaceae)

Altri due frutti che … liberano il seme, specie all’Oasi S. Daniele di Liedolo di San Zenone, quelli della “Lisca maggiore” (Foto nr.3 – Typha latifolia L. – Typhaceae)  e quello della rara “Lisca a foglie strette” (Foto nr.4 – Typha  angustifolia L. – Typhaceae).

Non riusciamo però a vedere nessuno dei nuovi fiori dell’anno e quasi ci perderemmo di coraggio! Ma ecco spuntare nel primo sottobosco del sentiero dei bellissimi fiori di Elleboro profumato (Foto nr.5 – Helleborus odorus W. et K. – Ranuncolaceae). Va detto che la famiglia delle Ranuncolaceae è composta da esemplari molto “estroversi”, che hanno creato strutture vegetali trasformando le foglie in calici dei fiori vestendosi delle forme e dei colori più svariati. Se volete approfondire questo punto, del “carattere” delle piante, mi piacerà moltissimo rispondere a qualche  domanda specifica che qualcuno di voi vorrà pormi nel blog.

“Lisca maggiore” (Foto nr.3 – Typha latifolia L. – Typhaceae)

 

“Lisca a foglie strette” (Foto nr.4 – Typha  angustifolia L. – Typhaceae)

“Lisca a foglie strette” (Foto nr.4 – Typha  angustifolia L. – Typhaceae)

Elleboro profumato (Foto nr.5 – Helleborus odorus W. et K. – Ranuncolaceae)

“Lisca maggiore” (Foto nr.3 – Typha latifolia L. – Typhaceae) Elleboro profumato (Foto nr.5 – Helleborus odorus W. et K. – Ranuncolaceae)

Mentre ripassiamo le rime della nostra vita, decidiamo di seguire l’argine del ruscello in cerca delle anse più assolate. Facendoci strada tra gli arbusti ecco un raggio di sole illuminare il primo Bucaneve dell’anno, il Campanellino (Foto nr. 6 – Leucojum vernum L. – Amaryllidaceae) e, come d’incanto, appena qualche metro più avanti anche il suo cuginetto, il Bucaneve propriamente detto (Foto nr.7 - Galanthus nivalis L. – Amaryllidaceae). Ma che meraviglia …!!! Sono pochi intanto, ma tra qualche settimana, nell’intera pedemontana, nei prati umidi ed ombrosi, anche ai piedi delle colline verso nord, o lungo il corso dei ruscelli, questi due Bucaneve porteranno il sussurro dell’Inverno che chiama la sua Primavera, spuntando anche dalla neve delle fredde giornate di Febbraio …

Campanellino (Foto nr. 6 – Leucojum vernum L. – Amaryllidaceae) Bucaneve propriamente detto (Foto nr.7 - Galanthus nivalis L. – Amaryllidaceae)
Campanellino (Foto nr. 6 – Leucojum vernum L. – Amaryllidaceae) Bucaneve propriamente detto (Foto nr.7 - Galanthus nivalis L. – Amaryllidaceae)

Possiamo tornare a casa contenti anche perché, quando torneremo verso fine Gennaio, inizi di febbraio, tra questi Bucaneve ormai fioriti in colonie molto più folte troveremo un piccolo giglio, l’azzurra Scilla silvestre (Foto nr.8 – Scilla bifolia L. -  Liliaceae), amatissima dalle api che proprio lì  troveranno il primo nettare … Nell’Oasi S. Daniele è possibile che i primi fiori di Farfara o Tussilaggine (Foto nr. 9 – Tussilago farfara L. – Compositae) siano già visibili. Una pianta che fiorisce fino a Marzo inoltrato e che ha delle giovani cellule che permettono al fiore di allungare il proprio stelo fuori dall’acqua se inondata in un piccolo avvallamento o pozzanghera. E’ sempre stata usata per preparazioni popolari contro la tosse e da qui il nome Tussilago.

Scilla silvestre (Foto nr.8 – Scilla bifolia L. -  Liliaceae) Farfara o Tussilaggine (Foto nr. 9 – Tussilago farfara L. – Compositae)
Scilla silvestre (Foto nr.8 – Scilla bifolia L. -  Liliaceae) Farfara o Tussilaggine (Foto nr. 9 – Tussilago farfara L. – Compositae)

Ormai il manto delle colline, specie nei posti più assolati, si cinge con il diadema delle gialli e luminose  Primule comuni (Foto nr.10 – Primula vulgaris Hudson - Primulaceae) - che man mano si doneranno a tutto l’ambiente, anche urbano di periferia e ai giardini delle abitazioni. A proposito di Primule, vi siete mai chiesti perché, come le Viole, si diffondono rapidamente un po’ dappertutto? Ne mettiamo una piantina nel nostro giardino e dopo un paio di anni si è diffusa ovunque ed inaspettatamente, malgrado  elaborino un seme molto piccolo e vischioso … Sono state le formichine che cercando di trasportare questo cibo proteico nelle loro tane, qualche seme lo perdono per strada e quindi la collaborazione con le Primule e le Viole funziona benissimo perché danno vita e ricevono vita di ritorno …. Se osservate le Primule da vicino, vedrete poi dal centro della loro corolla spuntare più in alto o lo stimma (parte femminile) oppure gli stami che in questo caso sono più lunghi dell’ovario (parte femminile del fiore). E’ perche queste piantine sono molto previdenti e praticamente elaborano due tipi di fiori per permettere ad insetti diversi di impollinarli, depositando più o meno profondamente il loro nettare in un altro meraviglioso scambio di vita … Un personaggio famoso, mi sembra fosse Shakespeare, disse che le Primule “muoiono nubili” perché esse hanno così tanta fretta di fiorire che lo fanno  anche con il gelo quando ancora gli insetti che le dovranno impollinare non sono ancora in circolazione … Più avanti penso sia utile darvi anche la descrizione botanica del fiore in ogni sua parte. Vi anticipo solo, ma lo avrete senz’altro capito, che il fiore è la parte sessuata della pianta e, nel nostro camminare insieme tra questi colli, bisognerà tenere conto che la sessualità, e quindi i fiori, non è sempre evidente nell’arco di evoluzione botanica, partendo dalle Felci, considerate elementi di transito nella teoria evolutiva del fiore, arrivando ad una “sessualità invece evidentissima nelle famiglie più evolute: le Orchidaceae. Pensate, nelle Ochidee del genere Ophrys, e ne incontreremo certamente (sono piante protette …!), la sessualità … è così prorompente che imitano nella forma, nel colore, nelle striature, nella pelosità, nell’odore che emanano, nelle dimensioni, l’insetto femmina del maschio che dovrà impollinarle. Immaginate la sorpresa di quell’insetto che andrà su un fiore d’Orchidea del genere Ophrys convinto di aver accalappiato i sentimenti di una femminuccia-insetto e l’avvolge di abbracci, lunghi, ripetuti, spasmodici, appassionati … ma senza esserne ricambiato. Come tanti maschietti che conosciamo, presto molleranno la presa e se ne andranno accusando la presunta insettina di frigidità, non accorgendosi invece che aveva abbracciato un fiore. L’Orchidea ha così ottenuto di essere impollinata comunque dall’insetto al quale non ha offerto il suo amore, ma solo una sua efficace parodia …

Primule comuni (Foto nr.10 – Primula vulgaris Hudson - Primulaceae) Pioppo Gatterino (Foto nr.11 - Populus canescens (Aiton)
Primule comuni (Foto nr.10 – Primula vulgaris Hudson - Primulaceae) Pioppo Gatterino (Foto nr.11 - Populus canescens (Aiton)

Concludo il capitolo di Gennaio con un … inno alla famiglia delle Salicaceae, che comprende sia i Pioppi, sia i Salici. Potrei parlare per mille pagine di questa famiglia, per quanto ha accompagnato l’uomo nel corso dei tempi, sia nella tradizione contadina, sia per la medicina popolare.  Diciamo che le specie presenti sono diverse, dal Pioppo Nero (Populus nigra L.), al Pioppo Bianco (Populus alba L.), al Pioppo Tremulo (Populus tremula L.), al Pioppo Cipressino (Populus italica L.), al Pioppo Gatterino (Foto nr.11 - Populus canescens (Aiton) Sm), al Salice Bianco (Salix alba L.), al Salice Rosso (Salix purpurea L.), Salice delle Capre (Salix caprea L.), Salice ripaiolo (Salix eleagnos Scop.), Salice Cinereo (Salix cinerea L.), Salice  da ceste (Salix triandra L.), ed altri compresi molti ibridi (Foto nr. 12 e Foto nr.13). Le Api letteralmente si “tuffano” nei fiori del Salice per prelevare il primo polline mentre continuano, dalle gemme del Pioppo nero ed altri alberi, a bottinare (questo, ripeto, il termine corretto) quella resina/balsamo che le protegge per elaborare la Propoli. Ne parleremo un’altra volta. Dalla corteccia del Salice bianco, nel 1835 se non sbaglio, è stata ricavata la salicina dalla quale è stato elaborato l’acido acetilsalicilico, cioè l’Aspirina. Da molte piante, come ben sapete, sono stati estratti principi attivi che sono serviti non solo all’uomo, ma anche agli animali, a curare le proprie infermità e quindi a lenire le proprie sofferenze e a migliorare le proprie condizioni di vita o nell’insieme a renderle possibili. Senza le piante non sarebbe stata possibile la vita dell’uomo e degli animali su questo pianeta.. Una volta l’uomo sapeva, come gli animali appunto, distinguere bene le piante che potessero alimentarlo o curarlo, perché aveva grande attenzione e rispetto per la Natura che lo ospitava, o meglio, che lo generava,  ed il suo istinto e la sua ancestralità gli suggerivano sempre cosa era più giusto per la sua alimentazione e le sue malattie o ferite. Oggi non è più l’istinto a guidarci, ma Internet. Non è più la memoria ancestrale che ci sostiene, ma Google … Non siamo più in grado di sentirci parte di un universo infinito che ci attende, che ci sostiene, che ci dona la speranza che serve a giustificare e dar luce e dignità alla nostra esistenza.

FOTO NR.12 SALICE (Foto Nr.13 Salice)
(Foto Nr.12 Salice ibrido) (Foto Nr.13 Salice Ibrido)

Tra i salici, negli ultimi anni, specie all’Oasi S. Daniele di Liedolo, notiamo esemplari di Salice degli Appennini (Salix apennina) la cui presenza  contribuisce a confermare la variazione climatica in corso. Molte specie tipiche della montagna, presenti in queste colline di confine climatico (qui finisce il clima mediterraneo ed inizia il clima alpino), stanno tornando sui monti, mentre il Salice degli Appennini arriva qui da noi e specie di pesci ed alghe tropicali arrivano nel Mare Mediterraneo.

Noccioli (Foto nr.14) Accanto ai Salici non può sfuggirci la fioritura dei Noccioli (Foto nr.14), degli Ontani (Foto nr. 15). Il Nocciolo, che ha fiori femminili rossi piccolissimi e fiori maschili allungati pieni zeppi di polline (seme maschile), dimostrano due cose botanicamente. La prima è che quando il fiore femminile è molto piccolo, la quantità di polline emessa è molto grande. La seconda testimonia cosa possa essere il polline “anemofilo: “amico del vento”, a differenza del polline “entomofilo”: “amico degli insetti”. Il primo è forgiato da madre nocciola  come un’astronave, con forma deliziosamente aerodinamica, adatta al volo e quindi pronta a diffondere la propria specie affidandola al vento, che la porterà anche molto distante. La seconda invece è delle piante che scelgono di affidare agli insetti, come le amiche api, il loro seme maschile, perché possa essere depositato, con i marchingegni più vari e ricchi di fantasia, negli stimmi (parte femminile) degli altri fiori delle altre piante. I granelli di polline sono allora elaborati dalla pianta in granelli microscopici con numerosi appigli perché l’insetto possa agevolmente afferrarli e trasportarli in sicurezza e depositarli sugli altri fiori della stessa specie che andrà a “bottinare” (questo in linguaggio delle api) lì intorno. Dagli stimmi, attraverso gli stili, il polline giungerà agli ovari fecondandoli. Se rimarrà tempo e spazio, oltre alla descrizione del fiore, vi descriverò come avviene la fecondazione nei fiori: è bellissima! E “bellissima” è poco. Per quanto concerne l’Ontano nero, sottolineo che è pianta con un legno praticamente imputrescibile, usato quindi per piantumazioni di travi in zone umide o nell’acqua, L’industria tintoria del secolo scorso ha usato varie parti di questa pianta per ottenere tinture naturali. Mi sembra il nero, il giallo, il rosa. Varrebbe la pena approfondire.
Noccioli (Foto nr.14)
Ontani (Foto nr. 15)
Ontani (Foto nr. 15)

Continua l'avventura Cammina con noi

Camminando insieme, camminando …. oltre …

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Ottobre 2014 10:29
 
FOTO NR.191 GIGLIO ROSSO.JPG

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