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Home In Aprile - Maggio (2ª parte)
In Aprile - Maggio 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Grigolon   
Lunedì 06 Giugno 2011 11:15

Delle Graminaceae voglio ricordarvi un individuo a volte tappezzante nel sottobosco della Pedemontana, molto bello e curioso, il Miglio ondulato (Foto nr.88 - Oplismenus ondulatifolius (Ar.) Beauv.), poi la Cannuccia di Palude (Foto nr. 89 - Phragmites australis (Cav.) Adanson),  le due Gramigne così tanto usate dalla tradizione popolare come “depurative del sangue e delle vie urinarie”, con importante effetto diuretico. Esse sono, con parità di impiego e di principi attivi, la Gramigna ((Foto nr.274-1 Cyodon dactylon (L.) Pers. – Graminaceae) e la Gramigna Comune (Foto nr.274 - Agrophyron repens (L.) Beauv.), due piantine piccole, utilissime, dotate di una “convinzione di vita e della necessità di vivere” talI da avere così tanta energia nelle loro radici da spaccare pietre ed asfalto ed a riuscire a germogliare sempre ed in condizioni estreme malgrado gli sforzi di noi sprovveduti antropizzatori di eliminarla dai nostri orti e dai dintorni delle nostre “nobili” abitazioni. Per ultimo, tra le Graminaceae, mi sia permesso di nominare il Bambù, anche se non è pianta spontanea dei nostri boschi e prati e che troviamo comunque in molti nostri giardini e parchi, anche secolari, che ha dato vita  e sostentamento in mille modi e forme ad intere culture e popolazioni del pianeta. Il Bambù ha una particolarità (almeno alcune specie), quella di fiorire circa ogni trent’anni ed appena dopo la fioritura … muore. Ma non è questa l’unica curiosità. Quello che mi attrae è il pensiero che quando quella determinata specie fiorisce in una parte del mondo, fiorisce contemporaneamente in tutte le altre parti del mondo, a qualsiasi altra latitudine ed anche a qualsiasi altra longitudine. Meditate gente, meditate. Accanto alla loro indiscutibile utilità e bellezza per uomini ed animali del nostro pianeta, mi viene da chiedere se non siano stati proprio Angeli dell’Amore vero ad aver compassione di noi tutti ed a donarle, come espressione della magnanimità di Dio, a questo mondo immerso nei milioni e milioni di anni in un continuo e crescente grado di necessità quotidiane e di attenzione. Senza il Mais, il Grano, l’Orzo, come avremmo sfamato e sfameremmo umani e gli altri … animali tutti  della Terra?

Miglio ondulato (Foto nr.88 - Oplismenus ondulatifolius (Ar.) Beauv.) Cannuccia di Palude (Foto nr. 89 - Phragmites australis (Cav.) Adanson)
Miglio ondulato (Foto nr.88 - Oplismenus ondulatifolius (Ar.) Beauv.) Cannuccia di Palude (Foto nr. 89 - Phragmites australis (Cav.) Adanson)

Cannuccia di Palude (Foto nr. 89-1 - Phragmites australis (Cav.) Adanson)

Gramigna ((Foto nr.274-1 Cyodon dactylon (L.) Pers. – Graminaceae)

Gramigna Comune (Foto nr.274 - Agrophyron repens (L.) Beauv.)
Cannuccia di Palude (Foto nr. 89-1 - Phragmites australis (Cav.) Adanson)
Gramigna ((Foto nr.274-1 Cyodon dactylon (L.) Pers. – Graminaceae) Gramigna Comune (Foto nr.274 - Agrophyron repens (L.) Beauv.)

Questo discorso vale anche per un’altra famiglia con molti “figli” vegetali sparsi in prati e boschi di questa pedemontana, quella delle Leguminosae. Tra queste, vorrei ricordare: tra le specie arboree, la Robinia (Foto nr.91 -  Robinia pseudacacia L.) e lo Spino di Giuda (“Spin de croxe” in veneto), visto agli inizi di questo testo. Tra le specie arbustive il Maggiociondolo (pochi esemplari tra le colline sanzenonesi, lungo la parte iniziale del Sentiero del Collalto) – (Laburnum anagyroides Medicus), l’Indaco Bastardo (Foto nr. 93 - Amorpha fruticosa L.). Tra le specie erbacee invece tutti i Trifogli (Trifoglio montano, Trifoglio bianco, Trifoglio campestre, Trifoglio rosso dei prati, Trifoglio rosseggiante, Trifoglio lodigiano, Trifoglio arvense, Trifoglio incarnato (Foto nr.94 - Trifolium incarnatum L.), il Trifoglio legnoso, il Citiso (tre specie) , l’Erba medica lupulina, i Ginestrini (tre del genere Lotus), le Vecce, la Vulneraria Comune (Foto nr.95 - Antyllis vulneraria L.), il Meliloto bianco e quello giallo. Quest’ultimo qualche erborista lo usa ancora oggi per facilitare il sonno coadiuvando un’azione “ipno-inducente”. Bisogna approfondire. Altra pianta molto bella è la Cornetta ginestrina ed anche l’Ononine spinosa (Foto nr.96 - Ononis spinosa L.)  molto usata nella tradizione curativa popolare per aumentare la diuresi. Chi volesse saperne di più delle specie presenti mi scriva tranquillamente. I fiori delle Leguminose, che comodamente possiamo osservare e studiare nell’Orto di casa (Piselli, Fave, Fagioli e Fagiolini) sono simili alle farfalle e sono molto belli, come tutti i fiori d’altronde, da “decifrare” botanicamente, (morfologicamente e nelle dinamiche messe in atto dalla pianta per favorire l’impollinazione, meccanismo vitale intorno al quale ruota ogni interesse e stimolo evolutivo dell’individuo vegetale - … ed anche, come affermava S. Freud, di quello animale …). Il Fiore ha questa missione: “dare vita per ricevere vita”. Una sorta di Banca dell’Amore: ne depositi e ne prelevi …

Robinia (Foto nr.91 -  Robinia pseudacacia L.) Indaco Bastardo (Foto nr. 93 - Amorpha fruticosa L.)
Robinia (Foto nr.91 -  Robinia pseudacacia L.) Indaco Bastardo (Foto nr. 93 - Amorpha fruticosa L.)
Trifoglio incarnato (Foto nr.94 - Trifolium incarnatum L.) Vulneraria Comune (Foto nr.95 - Antyllis vulneraria L.) Ononine spinosa (Foto nr.96 - Ononis spinosa L.)
Trifoglio incarnato (Foto nr.94 - Trifolium incarnatum L.) Vulneraria Comune (Foto nr.95 - Antyllis vulneraria L.) Ononine spinosa (Foto nr.96 - Ononis spinosa L.)

Su qualche prato ben esposto al sole fiorisce, per la gioia di farfalle ed Api, ancora una Veronica Veronica spicata (Foto nr.92, 92-1, 92-2, 92-3 – Veronica spicata L. – Scrophularaceae). Questa fioritura sarà progressiva e troverà il suo apice a Maggio inoltrato. Una piantina davvero bellissima.

Veronica spicata (Foto nr.92 – Veronica spicata L. – Scrophularaceae)

Veronica spicata (Foto nr. 92-1 – Veronica spicata L. – Scrophularaceae)

Veronica spicata (Foto nr.92-2 – Veronica spicata L. – Scrophularaceae)

Veronica spicata (Foto nr.92-3 – Veronica spicata L. – Scrophularaceae)
Veronica spicata (Foto nr.92, 92-1, 92-2, 92-3 – Veronica spicata L. – Scrophularaceae)

Avevo poi promesso di dire qualcosa in più sulla famiglia delle Compositae ed elencare gli elementi più “significativi” presenti in questo territorio. Innanzi tutto questa famiglia ha sempre suscitato in me una grande curiosità e le sono molto grato per avermi aiutato da ragazzo a risolvere un problema (non solo quello del “m’ama … non m’ama …”) che riguarda … i sacerdoti e tutti i religiosi ed i laici che scelgono la strada del celibato per servire la Comunità nella strada che porta alla comunione nella solidarietà, nella dignità, nell’amore fraterno e condiviso. Non riuscivo a spiegarmi perché alcune persone rinunciassero al diritto che gli la vita, ed anche al dovere, se vogliamo, di procreare, di perpetuare se stessi e la razza umana … Eppure il Signore li aveva dotati degli attributini al posto giusto, nel numero giusto e nelle giuste predisposizioni ormonali e morfologiche … Mi sembrava una decisione egoistica, mortificante, contro-natura. Poi ho incontrato la famiglia delle Composite ed ho trovato una grande risposta alle mie abluzioni vegetal - filosofiche. D’altronde la natura è vera maestra di vita e di erudizione e può sempre ispirarci soluzioni e tragitti indispensabili al divenire delle nostre scelte, delle nostre decisioni, alla costruzione mai terminata della nostra dignità di pensiero e di vita …. Le Compositae, ricordiamoci il Girasole o la Margheritina, non sono  … fiori unici. Cioè quando noi osserviamo un Girasole, ci accorgiamo rpesto che non è un unico  Fiore, ma una Comunità di fiori che “imita” un unico fiore. In realtà il Fiore delle Compositae (lo dice lo stesso nome) è una “comunione di intenti” forgiata da due correnti di pensiero e di ruolo: una comunità di tanti “fiori tubulari”, fertili, centrale che ha deputato a se stessa l’incombenza della continuità della specie e quindi di generare nel seme la futura generazione di piante. Infatti noi abbiamo al centro del Fiore del Girasole tutti i semi così graditi agli uccelli e non solo, ma anche all’industria degli oli … La corolla invece è formata da tantissimi fiori “oligulati”, sterili,che si  sono metamorfosati allungandosi, perdendo, per questa decisa volontà, la loro facoltà di procreare e riprodursi, per  divenire “vessillo e protezione” per la comunità fertile al centro. Vessillo perché con il loro colore ed il loro richiamo dinamico (linguaggio dei folli, che vuol significare il loro ondeggiante, vibrante, movimento alle brezze di primavera), richiamano api ed insetti impollinatori, e protezione perché, allungandosi e ponendosi esternamente  e tutt’intorno, proteggono dagli eventi atmosferici, per quello che possono, la comunità fertile, i fiori tubulari, posti al centro. Ricordate che la Carlina in montagna in caso di maltempo si chiude in se stessa per proteggere la comunità fertile al centro, diventando per questo movimento dei petali esterni una vera e propria pianta ”segnatempo”, nel senso che quando si chiude, dobbiamo preparare la giacca a vento? Quindi la dimostrazione che anche molti elementi vegetali, dotati di sapienza ancestrale molto più antica di quella dell’uomo, scelgono ed hanno scelto volontariamente di annullare il proprio diritto a vivere la propria sessualità, autosterilizzandosi, a favore della comunità fertile la quale invece ha scelto di continuare nella altrettanto bella missione di portare avanti la vita e procrastinandola generando progressivamente sempre nuovi individui della propria specie. Ri-meditate gente …, ri-meditate …

Se volete riconoscere gli individui di questa specie e familiarizzare con essi, non basta una veloce scorsa a queste righe … Occorre un vostro impegno sul campo ed a casa, occorre pazienza per armonizzarsi con il contesto che li genera e li perpetua in un habitat in continua trasformazione. Dovete far parte di questa vibrazione prima ancora di fare esperienza ed analisi di botanica sistematica. Dovete capire per prima cosa che questi amici a sangue verde hanno il nostro stesso destino ed ambiscono ai nostri stessi obiettivi. Sono marinai come noi e con noi imbarcati in un vascello che naviga nell’universo e nella storia in cerca dei lidi dell’eternità a cui approdare. A loro come a noi serve tenere fisso lo sguardo, per ben orientarci tra questa selva di illusioni, alla stella polare dell’Amore che ci guidi. Non basta imparare che l’apice delle foglie del Tarassaco è “roncinato” o che quello d’altra pianta è mucronato, che il bordo è seghettato e via dicendo.. Occorre andare oltre, … , prima ancora dello studio sistematico delle forme. L’Amore ci precede e precede ogni dinamica cognitiva, conoscitiva, esperienziale. Cosa fare? Sedetevi ogni tanto accanto ad un fiore ed accarezzatelo con il cuore, con le mani e lasciatevi accarezzare insieme ad esso dal vento, dal sole, dalla pioggia. I vostri desideri si uniranno intimamente alla vibrazione, alle emozioni ed al desiderio del tutto che vi circonda. Esseri visibili ed invisibili vi diventeranno sempre più prossimi e la Luce dell’unico Sole vi unirà per sempre. Ecco, ora siete pronti … Andiamo! Dopo aver cerato la giusta relazione con le Compositae, nel cuore intanto, dovete procedere ad uno studio sistematico delle specie, alcune volte molto simili l’una all’altra. Su questi colli ho determinato di questa famiglia circa 60 specie e vi descriverò solo le più significative sia per la tradizione locale, sia per la bellezza e la rappresentatività nell’ambiente locale.

In questo periodo possiamo incontrare l’Asteroide salicina (Foto nr.97 - Buphtalmum salicifolium L. – Compositae), bellissima margherita gialla molto rustica, specie lungo i crinali ed i prati collinari assolati. Poi l’Achillea o Millefoglio, chiamata così perché, oltre che ai suoi usi popolari come pianta tonico.venosa, si dice che sia stata impiegata sul tallone ferito di Achille in virtù del suo succo emostatico (Foto nr.98   – Achillea millefolium L.). Altre Compositae di questo periodo sono tutte le radichielle (“radicée” in veneto) commestibili oltre il Tarassaco a fiore giallo e cioè la Radichiella dei Prati, la Radichiella dolce, il Grespigno comune (ottimo nelle rosette basali da mangiare crudo  nelle prime insalatine fresche selvatiche Rustico ma buono) ed altre. Troverete nei libri che trattano le erbe selvatiche in alimentazione la maniera di approfondire esercitandovi pazientemente sul campo. Tra queste vi segnalo la Barba di Becco Comune (Foto nr.99 e nr.100   – Tragopogon pratensis L.) i cui giovani getti si possono mangiare lessi conditi come gli asparagi.

Asteroide salicina (Foto nr.97 - Buphtalmum salicifolium L. – Compositae) Achillea o Millefoglio (Foto nr.98   – Achillea millefolium L.)
Asteroide salicina (Foto nr.97 - Buphtalmum salicifolium L. – Compositae) Achillea o Millefoglio (Foto nr.98   – Achillea millefolium L.)
Barba di Becco Comune (Foto nr.99  – Tragopogon pratensis L.) Barba di Becco Comune (Foto nr.100   – Tragopogon pratensis L.)
Barba di Becco Comune (Foto nr.99 – Tragopogon pratensis L.) Barba di Becco Comune (Foto nr.100   – Tragopogon pratensis L.)

Ancora, la Bardana (“pétasachi” in veneto) (Foto nr.101    - Arctium lappa L.). Questa pianta ha una radice e la cui decozione  fornisce una tisana  ottima per una azione depurativa della pelle. Va raccolta nel primo anno di vita, quando è molto tenera, alla fine dell’inverno prima che si allunghi lo stelo dei fiori. La stessa radice, fresca, bollita e condita con olio, pepe e sale, è una vera leccornia. Naturalmente anche le Margheritone bianche (Foto nr.102 - Leucantemum vulgare  Lanc.), spesso presenti in più esemplari nella stessa macchia, contribuiscono ad arricchire tutti i prati collinari e di valle tra questi splendidi sentieri. Del genere Centaurea,  (il Fiordaliso selvatico) per distinguerlo dal Fiordaliso del Grano che siamo (eravamo …!)  abituati a vedere nei campi di frumento, abbiamo  almeno 4 specie non facile determinazione (Foto nr.275 e 275-1). . Se siete interessati ne parliamo sul blog. Altro esemplare della famiglia è la Canapa Acquatica (Foto nr.103   – Eupatorium cannabitum L.), detta da qualche popolazione “L’erba dei Cervi” che, così si racconta, strofinavano le loro ferite a questa pianta dopo averla spezzata perché il suo succo contribuisse a cicatrizzarle.  Nei boschi umidi troviamo, accanto alla Radichiella di Palude (Foto nr. 262 – Crepis paludosa (L.) Moench.-Compositae), una Composita non commestibile, come la sua omonima Radichiella di Palude o Radichiella Puzzolente (Aposeris  foetida (L.) Less.) e lungo i bordi delle strade e dei sentieri lo splendido fiore azzurro cielo della Cicoria Comune (Foto nr.104  – Cychorium intybus L.). Non cogliete questi fiori di Cicoria Comune che appassiranno solo dopo pochi metri. E’ pianta meravigliosa anche nella tradizione contadina che considerava molto questa pianta in alimentazione e nella cura, proprio come il Tarassaco, e in più usava le sue radici torrefatte come surrogato del caffè, troppo costoso per i lavoratori della terra di qualche lustro fa …

Bardana (“pétasachi” in veneto) (Foto nr.101    - Arctium lappa L.) Margheritone bianche (Foto nr.102 - Leucantemum vulgare  Lanc.)
Bardana (“pétasachi” in veneto) (Foto nr.101    - Arctium lappa L.) Margheritone bianche (Foto nr.102 - Leucantemum vulgare  Lanc.)
Fiordaliso del Grano che siamo (eravamo …!)  abituati a vedere nei campi di frumento, abbiamo  almeno 4 specie non facile determinazione (Foto nr.275) Fiordaliso selvatico (Foto nr.275-1)
Fiordaliso del Grano (Foto nr.275) Fiordaliso Selvatico (Foto nr.275-1)

Canapa Acquatica (Foto nr.103   – Eupatorium cannabitum L.)

Radichiella di Palude (Foto nr. 262 – Crepis paludosa (L.) Moench.-Compositae)

Cicoria Comune (Foto nr.104  – Cychorium intybus L.)

Canapa Acquatica (Foto nr.103   – Eupatorium cannabitum L.) Radichiella di Palude (Foto nr. 262 – Crepis paludosa (L.) Moench.-Compositae) Cicoria Comune (Foto nr.104  – Cychorium intybus L.)

Potremmo dire molto altro ma preferisco elencare per il momento solo i nomi volgari di qualche altra Composita che potrete trovare lungo i sentieri di queste nostre colline e nelle valli sanzenonesi: la Cerretta, la Costolina Giuncolina, la Lattuga salcigna e la Lattuga selvatica, la Camomilla comune, la Verga d’oro maggiore (Foto nr. 105 - Solidago gigantea Aiton), la Verga d’Oro Comune (Foto nr.106 - Solidago virgaurea L.), il Cardo Giallastro (Foto nr.107 - Cirsium oleraceum (L.) Scop), lo Scardaccione (Foto nr.108 – e nr.109 - Cirsium arvense (L.) Scop.),  il Farfaraccio bianco, la Forbicina (“pètasachi”anch’essa in veneto), Senecio e Senecione. Il Senecio Sudafricano (Foto nr. 111 - Senecio inaequidens D.C.), una pianta di una rifiorenza, resistenza, adattabilità  e vitalità impressionanti, che da mezzo secolo o forse più ha letteralmente invaso i luoghi più diversi della pianura, lungo le strade ed i muri di campagna, di colle e di monte. Poi due “Sparvieri”, lo Sparviere dei boschi, lo Sparviere di Savoia e la Pilosella (Foto nr. 112 - Hieracium pilosella L.), con foglie pelose, che abita i bordi aridi a sud dei prati collinari, con fiori gialli, raggruppati anche in fitte colonie, dal lungo stelo. Pianta che è da sempre stata usata nella tradizione popolare per combattere l’idropisia, cioè la ritenzione idrica. Cito per ultime due piante comuni, e non per questo meno importanti, la Seppola Canadese (Conyza canadensis (L.) Cronq.), e la Cespica Annua ( Foto nr.113 e Foto nr114 - Erigeron annuus (L.) Pers.) pianta che evidenzio volentieri per i fiori bellissimi, se abbiamo tempo e sapienza per saperli osservare anche le screziature dei colore dei fiori spesso viranti al rosso nei fiori oligulati esterni, e per gli accoppiamenti nuziali di farfalle che sa ospitare dopo avere con gusto assistito ai loro poetici  corteggiamenti …

Verga d’oro maggiore (Foto nr. 105 - Solidago gigantea Aiton)

Verga d’Oro Comune (Foto nr.106 - Solidago virgaurea L.)

Cardo Giallastro (Foto nr.107 - Cirsium oleraceum (L.) Scop)

Verga d’oro maggiore (Foto nr. 105 - Solidago gigantea Aiton) Verga d’Oro Comune (Foto nr.106 - Solidago virgaurea L.) Cardo Giallastro (Foto nr.107 - Cirsium oleraceum (L.) Scop)

Scardaccione (Foto nr.108 - Cirsium arvense (L.) Scop.)

Scardaccione (Foto nr.109 - Cirsium arvense (L.) Scop.)

Senecio Sudafricano (Foto nr. 111 - Senecio inaequidens D.C.)

Scardaccione (Foto nr.108 - Cirsium arvense (L.) Scop.)
Scardaccione (Foto nr.109 - Cirsium arvense (L.) Scop.) Senecio Sudafricano (Foto nr. 111 - Senecio inaequidens D.C.)

Pilosella (Foto nr. 112 - Hieracium pilosella L.)

Cespica Annua ( Foto nr.113 - Erigeron annuus (L.) Pers.)

Cespica Annua ( Foto nr.114 - Erigeron annuus (L.) Pers.)

Pilosella (Foto nr. 112 - Hieracium pilosella L.) Cespica Annua ( Foto nr.113 - Erigeron annuus (L.) Pers.) Cespica Annua ( Foto nr.114 - Erigeron annuus (L.) Pers.)

Voglio ancora citare una pianta poco … osservata, ed a torto. Vive in gruppi di 5-10 esemplaru sparsi nei prati assolati delle colline. E’ il Vincetossico comune (Foto nr.115 – Vincetoxicum hirundinaria Medicus – Asclepidiaceae) il cui nome ci rimanda ad usi antichi nella tradizione popolare della cura di avvelenamenti da piante o da morsi di insetti e di serpenti.

Tra le Caprifoliaceae presenti certamente il Sambuco Comune dei nostri boschi e delle nostre siepi anche in tutta la pianura (Foto nr.116 - Sambucus nigra L. – Caprifoliaceae),  merita maggiore attenzione. Intanto non è da confondere all’Ebbio ( Foto nr.117 – Sambucus ebulus L.) che è pianta pericolosa per la salute. Fatta questa distinzione bisogna dire che il Sambuco Comune ha accompagnato la vita dell’uomo fin dal suo avvento su questo pianeta. La corteccia, e specialmente i fiori essiccati, sono stati da sempre usati negli infusi invernali per combattere le malattie da raffreddamento. I frutti ben maturi si usano ancor oggi per ricavare gelatine e sciroppi  buonissimi ed i fiori (ma anche le bacche mature), nella tradizione alpina ed anglosassone servono a preparare un delizioso “prosecchino dei poveri” come lo chiamo io, il Vino di Sambuco. Le ricette sono diverse ed io mi permetto di riportarne una consigliandovi di non esagerare con l’aceto: prendete una damigianetta a collo largo e ponete dentro di essa 20 ombrelle di Sambuco appena raccolte (e private da eventuali insetti …), 5 limoni lavati con la buccia tagliati a fette, un quarto di aceto di mele, sette litri d’acqua e sette etti e mezzo di zucchero. Tappate la damigianetta e lasciatela al sole a macerare almeno per un giorno agitando spesso. Dopo si cola per bene, si filtra per bene, si imbottiglia, si tappano le bottiglie almeno con tappo a stella o sughero con gabbietta come fate con i vini frizzanti e si ripongono in cantina o in un luogo fresco. Si può gradire questo “prosecchino niente male” già  dopo due o tre mesi. Questa è una ricetta tipicamente inglese e personalmente gradisco invecchiare un po’ di più le bottiglie. Come tutti i prosecchi o spumanti che si rispettino, e specie questo a bassissima gradazione alcolica, vanno serviti molto freddi e magari con il dolce del dessert o di fine pranzo.

Vincetossico comune (Foto nr.115 – Vincetoxicum hirundinaria Medicus – Asclepidiaceae)

Sambuco Comune dei nostri boschi e delle nostre siepi anche in tutta la pianura (Foto nr.116 - Sambucus nigra L. – Caprifoliaceae)

Ebbio ( Foto nr.117 – Sambucus ebulus L.)

Vincetossico comune (Foto nr.115 – Vincetoxicum hirundinaria Medicus – Asclepidiaceae) Sambuco Comune (Foto nr.116 - Sambucus nigra L. – Caprifoliaceae) Ebbio ( Foto nr.117 – Sambucus ebulus L.)

Si possono poi preparare frittelle di fiori di Sambuco, e con i fiori o con le bacche, anche  vini, gelati, risotti, dolci, contorni, marmellate, rosolio, sciroppi e molto altro. Con i fiori si può anche dare al vostro vino (magari in una annata non proprio delle migliori) un bel sapore simile al moscato … Basta un giorno o due di macerazione nelle proporzioni sopra descritte. Fate delle prove con macerazione di un giorno. Il Sambuco è pianta assolutamente da rivalutare. Da metà-fine Maggio, comincia la splendida e straripante fioritura di un rampicante  della famiglia delle Caprifoliaceae, la Madreselva che spessissimo incontreremo tra questi boschi pedemontani e che presenterò più avanti. Concludo questa famiglia dicendo che ora qui ed ora li, lungo le siepi perimetrali dei boschi, essendo questa una zona a forte antropizzazione ed essendo questi sentieri, di fatto, sentieri-natura suburbani, è facile trovare anche qualche pianta fiorita di Caprifoglio vero che viene coltivato nei giardini e gli uccelli ne raccolgono i semi che a volte lasciano cadere e che danno luogo a diverse nuove piante. Questa stessa dinamica si manifesta anche nelle piantine di Alloro, Lauroceraso, Ligustro Lucido, Paulownia ed anche qualche Palma che spesso osserviamo con stupore tra questi boschi. Tra le altre Caprifoliaceae che voglio segnalarvi ci sono due Viburni, splendidi entrambi, il Viburno Pallone di Maggio (Foto nr.118 -  Viburnum opulus L.)  e il Viburno Lantana (Foto nr.259   – Viburnum lantana L.).

Viburno Pallone di Maggio (Foto nr.118 -  Viburnum opulus L.) Viburno Lantana (Foto nr.259   – Viburnum lantana L.)
Viburno Pallone di Maggio (Foto nr.118 -  Viburnum opulus L.) Viburno Lantana (Foto nr.259   – Viburnum lantana L.)

Continua l'avventura Cammina con noi

Camminando insieme, camminando …. oltre …

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Ottobre 2014 10:32
 
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