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Scritto da Bruno Martino   
Lunedì 06 Giugno 2011 11:15

Eccoci a Giugno, anche se non voglio togliere il diritto di nessuna delle piante che andrò ad elencare di fiorire magari anche in Maggio e qualche esemplare, che  certamente mi somiglia un po’ di più, ansiogeno e sensibile come il sottoscritto, non tenti di fiorire anche in Aprile. Cioè io ho dato una suddivisione delle fioriture per mese puramente indicativa e certamente veritiera, ma che non intende limitare alcun individuo a fiorire quando e come vuole. Alcuni fiori poi continuano a fiorire per più settimane ed addirittura per più mesi. E vi racconto una cosa a proposito delle Orchidee. Una di queste piantine più interessanti e rare di questo territorio è l’Elleborina di palude (Foto nr.175, 176, 177). Dopo averla trovata la prima volta una ventina di anni fa  (proprio il 2 Giugno del 1991) in un frammento paludoso di ontaneta, sono tornato ogni anno verso fine Maggio per fotografarla un po’ meglio, ma non l’ho più trovata. Mi sono bagnato più come un pulcino tra quell’erba alta e spesso non sfalciata, sempre umida e sgrondante rugiada al mattino alle … mie ore … Ho pregato, scongiurato, fatto voto al Signore di cambiare testa, fatto serenate e recitato poesie inginocchiato nella terra inrisa d’acqua ma, come tutte le belle donne, questa Orchidea non ha voluto mostrarsi più e forse si è mostrata, come tutte le dive, a chi ha voluto, come ha voluto e dove ha voluto. Queste Ofridi bizzose sono come le nostre belle donne in topples che mostrano i loro forse non sempre ammirevoli  attributi sulle spiagge, ma non a tutti e non a chi ci si aspetterebbe, sul mare elitario di Miami … o luoghi similari. Avevo perso ogni speranza di trovarla. Un giorno, giunto sulla sommità arida di un colle della pedemontana, sentendomi particolarmente stanco, mi sono disteso tra l’erba per riposarmi. Avevo rinunciato da un paio d’anni di ritrovare queste maggiorate bizzose nella valle umida dove per definizione avrebbero dovuto rifiorire. Non ci crederete ma, accanto a me, di qua e di là del mio corpo, che fortunosamente  non ne aveva calpestato nessuna, c’erano ben dieci esemplari di Epipactis palustris. Incredibile trovarle in un habitat totalmente altro di quello dove avrebbero dovuto germogliare cioè sulla sommità, ripeto di un colle arido e non in una palude! vegetalfilosofia? Colpa del nucleare o della variazione climatica che porta anche le Orchidee a subire tempeste ormonali fuori tempo e fuori luogo? Non lo so. A me piace pensare che abbiano finalmente, e almeno una volta, avuto compassione di un loro innamorato che aveva perso ogni speranza di manifestare loro tutto l’amore del quale era possibile disporre … E sono stato contento … Come dire, quando smette la bramosia di accecarti, il sentimento cosmico si dona alla nostra tensione di vita, è possibile che anche l’Orchidea di Palude, per amore e solo e per amore, fiorisca improvvisamente su un Colle arido in un giorno di matura Primavera, attorno ad innamorato senza cervello e tutto cuore disteso sotto un cielo senza tempo …

Elleborina di palude (Foto nr.175)

Elleborina di palude (Foto nr.176) Elleborina di palude (Foto nr.177)
Elleborina di palude (Foto nr.175) Elleborina di palude (Foto nr.176) Elleborina di palude (Foto nr.177)

A proposito di Luce, ora che le giornate sono molto lunghe, tra questi prati, ai bordi delle stradine e delle strade, delle aiuole incolte, dei luoghi inselvatichiti, abbandonati, anche molto aridi, nei prati dei colli esposti a sud, ecco venirci incontro  gialli petali dei componenti della famiglia delle Guttiferae. Tra questi una pianta preziosissima nei secoli, l’Iperico o Erba di S. Giovanni (Foto nr.178 - Hypericum perforatum L.), pianta usatissima nella tradizione popolare di molte popolazioni, anche macerata in olio d’oliva (fiori e semi) per lenire le scottature e le infiammazioni. Ancora oggi, in considerazione del principio attivo contenuto (ipericina), viene usata in molte preparazioni, ed anche e ancora in olio d’oliva, nelle somatizzazioni pisico-somatiche, specie nei casi dove l’ansia dei nostri giorni si deposita sulle mucose dello stomaco e dell’intestino, infiammandole. Quest’olio le lenisce ed ha anche un’azione calmante. Naturalmente per questo vale il consiglio del medico, del farmacista e dell’erborista di fiducia per le cose che lo riguardano. Se ben osservate le piccole glandule nere site ai bordi dei petali color oro brillante, capirete dove sono contenuti i principi attivi che rendono preziosa questa pianta. L’olio è facile farlo anche in casa, mettendo qualche manciata di fiori e semi di Iperico in un vaso di vetro con olio di oliva, lasciando macerare per un mesetto almeno, filtrando ed usando per applicazioni esterne su piccole bruciature che improvvidamente ci dovessimo procurare in casa.  Questa pianta veniva anche chiamata Scacciadiavoli, perché ritenuta capace di “esorcizzare” dalle cattive ed invisibili presenze, gli ambienti e le persone ed allora si appendeva a mazzi sulle porte di casa. Se vi state chiedendo a quali  “esseri invisibili” mi riferisca, vi lascio liberi di immaginarli e di riempire la casellina delle risposte dando per scontato che, almeno ogni tanto, queste domande ce le poniamo .... Quando mi chiedono “Cosa è il Male?”, a volte rispondo “E’ solo una distanza grande, un’assenza purtroppo a volte, del Bene”. Come l’Oscurità può essere intesa come assenza di Luce, come la Malattia, un’assenza di Armonia, come l’Odio, un’assenza di Amore … Converrebbe tutti allora farci un mazzetto di Erba di S. Giovanni ed appendercela al collo prima di andare in ufficio … Sarebbe un buon modo per iniziare finalmente ad argomentare, almeno tra noi e noi, in merito.  Scherzi a parte …, andiamo oltre, di scemenze ne sto dicendo già abbastanza. Altri membri di questa famiglia presenti in questo territorio sono l’Erba di San Giovanni montana, L’Erba di S. Giovanni a foglie strette, l’Erba di S. Giovanni alata.

Iperico o Erba di S. Giovanni (Foto nr.178 - Hypericum perforatum L.)
Iperico o Erba di S. Giovanni (Foto nr.178 - Hypericum perforatum L.)

Abbiamo all’inizio citato la Primula. Vediamo più dettagliatamente quali altri esemplari di questa famiglia, quella delle Primulaceae appunto, sono presenti nel nostro territorio e dove possiamo trovarli. In questo periodo possiamo cominciare ad apprezzare, sulle siepi umide e lungo i fossati dei sentierini interpoderali, la Mazza d’oro comune (Foto nr.179 – Lysymachia vulgaris L.), l’Erba soldina (Foto nr.180   – Lysymachia nummularia L.), il Centonchio dei Campi (Foto nr. 181    – Anagallis arvensis L.)  e vedremo più avanti il Ciclamino delle Alpi anche se è diventato abbastanza raro da noi per l’irriducibile volontà di portarsi alcuni fiori e piante nel giardino di casa. Il territorio collinare è stato inesorabilmente e progressivamente predato dei bei tuberi presenti appena sotto la superficie e non solo di Ciclamino, ma anche di Topinambour nei rudereti , anche qualche (tante forse o forse  tantissime purtroppo) bella pianta di Betulla che ormai sta scomparendo dai colli per abbellire i giardini delle nostre case. Così è già sparita o sta sparendo la stupenda Rosa di Natale (L’Elleboro nero) e via discorrendo. Chi ama il territorio, non strappa via fiori e piante, ma lo custodisce con sentimento fraterno e filiale e cammina con esso lungo i sentieri che ci porteranno insieme alla casa della Luce Eterna dell’Amore.

Mazza d’oro comune (Foto nr.179 – Lysymachia vulgaris L.)

Erba soldina (Foto nr.180   – Lysymachia nummularia L.) Centonchio dei Campi (Foto nr. 181    – Anagallis arvensis L.)
Mazza d’oro comune (Foto nr.179 – Lysymachia vulgaris L.) Erba soldina (Foto nr.180   – Lysymachia nummularia L.) Centonchio dei Campi (Foto nr. 181    – Anagallis arvensis L.)

Altre piante, di cui alcune già in fiore da Aprile e forse qualche esemplare anche prima, sono le Liliaceae, i Gigli, piante protette a partire dal Pungitopo, che abbiamo già visto che è un Giglio quindi, un Giglio con le spine … Noi pensiamo al Giglio come simbolo della purezza (Giglio bianco di Sant’Antonio) e facciamo fatica ad immaginare che il Pungitopo possa essere un Giglio. Anche questo santo non era proprio farina per far … dolci! Aveva un caratterino, un temperamento niente male e quando predicava non ce n’era per nessuno … Intendo dire che tante persone sono Gigli, ma per … avvicinarle, apprezzarne, gustarne il profumo, bisogna pungersi un po’ … come i topi che tentavano di penetrare nelle cantine di un secolo fa, piene di crepe sui muri dove prudentemente i contadini posizionavano fascetti di pungitopo per evitare che il viaggio dei nostri amici topi verso formaggi, “luganeghe, bondole, pancette, lardo  e soppresse” non fosse proprio così semplice o scontato …

Alla famiglia dei Gigli, delle Liliaceae quindi, appartengono piante molto belle, ed anche l’Asparago Selvatico dei nostri boschi (Foto nr.182   Asparagus tenuifolius Lam), oltre al più volte citato Pungitopo,  al nominato Dente di Cane o Barbone, alla Scilla che abbiamo già visto, all’Uva di Volpe che abbiamo già descritto, ed almeno quattro specie di Aglio a partire dall’Aglio orsino che abbiamo già elencato e fotografato. Altri sono l’Aglio delle Bisce, l’Aglio Angoloso e l’Aglio Grazioso (Foto nr.183 e nr.184 – Allium cirrohosum Vandell) che potete ben osservare in numerosi esemplari in questo periodo nel sentiero natura del San Lorenzo nel prato del Roccolo del Prete.

Asparago Selvatico dei nostri boschi (Foto nr.182   Asparagus tenuifolius Lam)

Aglio Angoloso e l’Aglio Grazioso (Foto nr.183 – Allium cirrohosum Vandell)

Aglio Angoloso e l’Aglio Grazioso (Foto nr.184 – Allium cirrohosum Vandell)

Asparago Selvatico dei nostri boschi (Foto nr.182   Asparagus tenuifolius Lam) Aglio Angoloso e l’Aglio Grazioso (Foto nr.183 – Allium cirrohosum Vandell) Aglio Angoloso e l’Aglio Grazioso (Foto nr.184 – Allium cirrohosum Vandell)

Chiedete le mappe dei sentieri natura di S. Zenone! Sempre alla famiglia delle Liliaceae appartengono lo splendido fiore del Latte di Gallina Comune (Foto n185 - Ornithogallum umbellatum L.), il Lilio Asfodelo (Foto nr.186   e foto nr. 187 – Anthericum ramosum L.), il Muscari Atlantico che a dire il vero comincia a fiorire a Marzo nei prati più assolati (Foto nr.188   – Muscari atlanticum Boisset Roiter), il fiore che abbiamo scelto come logo della nostra Associazione Sentieri Natura “Parco degli Ezzelini” a San Zenone il Giglio Rosso (Foto nr.189  e Foto nr.190 e nr.191 – Lilium bulbiferum L. subsp. Bulbiferum) vero principe di questi prati e delle nostre Alpi, Giglio che fiorisce nella Strada degli Eroi sulle cime di questo monte sacro per i giovani eroi di tutte le nazioni che su questi anfratti rocciosi hanno immolato la loro vita colorando di sangue i petali di questo magnifico fiore. Altro fiore splendido è il Sigillo di Salomone (Foto nr.192 – Polygonatum multiflorum (L.) All.) chiamato così dall’antichità chissà per quale tradizione o cura che avrebbe fatto con questa pianta Re Salomone o semplicemente perché  le cicatrici a forma quasi circolare sul fusto sotterraneo strisciante (rizoma) somiglia vagamente a un sigillo reale. Ma perché abbia questo nome nessuno ancora lo ha con certezza capito.

Latte di Gallina Comune (Foto n185 - Ornithogallum umbellatum L.) Lilio Asfodelo (Foto nr.186  – Anthericum ramosum L.) Lilio Asfodelo (foto nr. 187 – Anthericum ramosum L.)
Latte di Gallina Comune (Foto n185 - Ornithogallum umbellatum L.) Lilio Asfodelo (Foto nr.186 – Anthericum ramosum L.) Lilio Asfodelo (Foto nr. 187 – Anthericum ramosum L.)
Muscari Atlantico (Foto nr.188   – Muscari atlanticum Boisset Roiter) Giglio Rosso (Foto nr.189 – Lilium bulbiferum L. subsp. Bulbiferum) Giglio Rosso (Foto nr.190 – Lilium bulbiferum L. subsp. Bulbiferum)
Muscari Atlantico (Foto nr.188   – Muscari atlanticum Boisset Roiter) Giglio Rosso (Foto nr.189 – Lilium bulbiferum L. subsp. Bulbiferum) Giglio Rosso (Foto nr.190 – Lilium bulbiferum L. subsp. Bulbiferum)
Giglio Rosso (Foto nr.191 – Lilium bulbiferum L. subsp. Bulbiferum) Sigillo di Salomone (Foto nr.192 – Polygonatum multiflorum (L.) All.)
Giglio Rosso (Foto nr.191 – Lilium bulbiferum L. subsp. Bulbiferum)
Sigillo di Salomone (Foto nr.192 – Polygonatum multiflorum (L.) All.)

Concludo con l’ultimo giglietto, molto conosciuto in … cucina per la sua cipolla insuperabile se ben messa sottaceto o usata con lo spezzatino … il Lampascione (Foto nr.193     Leopoldia comosa (L.) Parl). Attenzione, ho visto ancora gente scavare mezzo metro per prelevare le cipolle. Il Lampascione ha il bulbo molto profondo (30 cm), lasciatelo perdere e compratene mezzo chilo di quello pugliese dal fruttivendolo, che è buonissimo e non vi trasformate in Tassi aiutandoli a scavare le buche per le sue tane nel territorio … Voi non ne siete capaci. Il Tasso si! Per ultimo, della famiglia delle Liliaceae un’altra piantina tipicamente montana che ormai è scomparsa dai nostri boschi pedemontani, tornandosene, semrpe secondo me per effetto della variazione climatica in corso, tra i boschi delle nostre Prealpi Si tratta della Gramigna di Parnaso (Foto nr.280 – Majanthemum bifolium (L.) Schmidt).

Lampascione (Foto nr.193     Leopoldia comosa (L.) Parl) Gramigna di Parnaso (Foto nr.280 – Majanthemum bifolium (L.) Schmidt)
Lampascione (Foto nr.193     Leopoldia comosa (L.) Parl) Gramigna di Parnaso (Foto nr.280 – Majanthemum bifolium (L.) Schmidt)

La famiglia delle piante “alchimiste” per eccellenza è certamente quella delle Solanaceae. A questa appartengono specie orticole molto conosciute, come la patata, la melanzana, il peperone ed il pomodoro. Tutti però sapete che le parti verdi, compreso le foglie verdi  della patata solo abbastanza pericolose ed anche avete letto ogni tanto sui giornali che qualche famiglia è stata intossicata da qualche vasetto di peperoni mal conservati … Il fatto è che questa famiglia, oltre che a darci ortaggi molto importanti come valore vitaminico, come gusto e per altre importanti sostanze per la nostra alimentazione, elabora in vari tempi anche sostanze pericolose, come gli alcaloidi che possono risultare oltremodo nocivi per la nostra salute. Infatti anche il Tabacco, lo Stramonio ed altre piante che secernono veleni  e droghe fanno parte di questa famiglia e vanno prese … con le pinze, cioè con molta e molta precauzione. Sono presenti, della famiglia delle Solaneceae, nel nostro territorio la Morella Comune (Solanum nigrum L.), lo Stramonio comune o Erba Strega, piante affascinante, bella, che troviamo anche ai bordi dei campi coltivati, negli incolti, nei rudereti, con la quale molti giovani sono finiti in ospedale (Foto nr.194  – Datura stramonium L.) e la Morella rampicante o Dulcamara (Foto nr.195  – Solanum dulcamara L.), alcune parti della quale sono da sempre usate nella medicina popolare anche per favorire un’azione disintossicante. Ma andateci piano. Anche con i peperoni messi in vaso, o con il fumo, anche quello che vi promette il Paradiso …

Stramonio comune o Erba Strega (Foto nr.194  – Datura stramonium L.) Morella rampicante o Dulcamara (Foto nr.195  – Solanum dulcamara L.)
Stramonio comune o Erba Strega (Foto nr.194  – Datura stramonium L.) Morella rampicante o Dulcamara (Foto nr.195  – Solanum dulcamara L.)

Sui dirupi assolati dei ruscelli o inselvatichita ai bordi delle strade, comincia a fiorire la Saponaria comune (Foto nr.276 – Saponaria officinalis L. – Caryophyillaceae), una pianta da non usare per via interna ma della quale potete servirvi come di un sapone naturale, sfregandone qualche foglia tra le mani  mista ad acqua dei ruscelli per ottenere una soffice e naturale schiuma con la quale potete lavarvi le mani proprio come fate con il sapone.

Un’altra famiglia molto interessante che incontriamo spesso tra questi colli e che ha le infiorescenze “a coda di scorpione”, è quella delle Boraginaceae. Naturalmente la pianta chiave per eccellenza è la Borragine (Foto nr.196Borago officinalis L.), che troviamo spesso inselvatichita nei colli pedemontani, pianta per lo più coltivata, con i suoi bei fiori azzurri molto amati dalle api, molto rifiorente, con le foglie che possiamo triturate finemente per dare un gusto particolare alle nostre insalate e con le cime fiorite che possiamo come le foglie di Salvia impastellare con acqua e farina e trasformare il deliziose frittelle da accompagnare agli aperitivi … Sui nostri sentieri infracollinari, lungo i bordi di ogni strada anche asfaltata, possiamo incontrare un fiore stupendo, e per tutta l’Estate, l’Erba Viperina Azzurra (Foto nr.197 – Echium vulgare L.), poi, nei boschi, la Polmonaria che abbiamo già visto fiorire in precedenza, sui prati collinari qualche esemplare di Migliarino comune con i fioretti di un intenso azzurro come quelli di Frodo nel Signore degli Anelli… ( Lithospermum arvense L.) e poi le due consolide. La prima molto comune nel bosco, a fiore giallo la Consolida Femmina ( Foto nr.198 - Symphythum tuberosum L.) e l’altra la Consolida Maggiore, meno comune da noi che  in altre aree pedemontane (Foto nr.199 - Symphythum officinale L.), pianta usata contro scavigliature, contusioni, applicando impacchi di foglie e radici fresche e contuse sulla parte interessata. Insieme all’Arnica in montagna, molto usata anch’essa per botte, contusioni e riassorbire ecchimosi, faceva parte dell’uso famigliare contadino nella quotidianità del lavoro nei campi che spesso produceva qualche danno fisico. Infine, alla famiglia delle Boraginaceae, appartiene il Non-ti-scordar-di-me, che conoscete tutti. Ne abbiamo almeno un paio di specie, quella delle Paludi (Myosotis scorpioides L.) e quella dei Boschi (Foto nr.200 - Myosotis sylvatica Hoffm).

Saponaria comune (Foto nr.276 – Saponaria officinalis L. – Caryophyillaceae) Borragine (Foto nr.196 – Borago officinalis L.) Erba Viperina Azzurra (Foto nr.197 – Echium vulgare L.)
Saponaria comune (Foto nr.276 – Saponaria officinalis L. – Caryophyillaceae) Borragine (Foto nr.196Borago officinalis L.) Erba Viperina Azzurra (Foto nr.197 – Echium vulgare L.)
Consolida Femmina ( Foto nr.198 - Symphythum tuberosum L.) Consolida Maggiore (Foto nr.199 - Symphythum officinale L.) Non-ti-scordar-di-me, che conoscete tutti. Ne abbiamo almeno un paio di specie, quella delle Paludi (Myosotis scorpioides L.) e quella dei Boschi (Foto nr.200 - Myosotis sylvatica Hoffm)
Consolida Femmina ( Foto nr.198 - Symphythum tuberosum L.) Consolida Maggiore (Foto nr.199 - Symphythum officinale L.) Non-ti-scordar-di-me Ne abbiamo almeno un paio di specie, quella delle Paludi (Myosotis scorpioides L.) e quella dei Boschi (Foto nr.200 - Myosotis sylvatica Hoffm)

A proposito della famiglia delle Caprifoliaceae, come già vi ho già accennato,  il bosco e le siepi sono arricchite, già da metà Maggio, da un ricamo di questi fiori che si diparte da ogni siepe, da ogni ramo e si dirige in ogni possibile direzione. Uno stillicidio di corolle più o meno dischiuse, dal bianco al crema, ricamate con arte come sul mantello di una Regina. Gioielli unici, queste luci profumate dei fiori della Madreselva o Caprifoglio Atlantico, che inebriano diffusamente  l’aria di intense e penetranti fragranze (Foto nr.200  e nr. 201 - Lonicera periclymenum L.). Questa pianta, che  si arrampica un po’ ovunque tra questi boschi e le siepi delle case circostanti, è molto rustica e tenace. Nelle zone abbandonate del bosco dalla cura del proprietario, essa si arrampica anche fino a dieci metri ed oltre e poi reclina su se stessa spezzando i rami ed anche i giovani alberi che invade totalmente. In alcuni luoghi crea cascate vere e proprie di fiori ed un ambiente fatato adatto a descrivere la vita di fate, elfi e gnomi. A me piace tantissimo e gioco volentieri tra queste ghirlande rampicanti, ricadenti, che formano ponti, barriere, capanne, castelli e tutto quello che la nostra fantasia potrà e vorrà interpretare. Una leggenda tipicamente inglese racconta che se vogliamo far innamorare una ragazza, basta mettere la sera sul suo comodino in camera da letto un mazzetto di fiori di Madreselva ed al mattino lei si sveglierà innamorata pazzamente di noi. Io ho provato molte volte, anche con mazzi molto grandi che hanno asfissiato di profumo tutta casa, ma non ho mai ottenuto un gran risultato e forse non dipende proprio e solo dai fiori …

Madreselva o Caprifoglio Atlantico (Foto nr. 201 - Lonicera periclymenum L.)

Madreselva o Caprifoglio Atlantico (Foto nr.201 - Lonicera periclymenum L.)

Una pianta spesso bistrattata dall’uomo, quando specialmente non riesce a debellarla tra la fertile terra del suo orto (dice in veneto “maledéta sbroeija!”, è il Convolvolo, che troviamo spesso avvinghiato agli steli delle altre specie erbacee qui  e li lungo le stradine, nei luoghi incolti, lungo le siepi, su tutti i prati. I fiori sono caratteristici  tromboncini bianchi che ci ricordano gli altoparlanti e i primi giradischi. Tre specie possiamo scorgere: il Villucchio Comune (Foto nr.202   – Convolvulus arvensis L.), il Villucchione (Calystegia sepium (L.) R. Br.), e la terribile Cuscuta (Foto nr.203 – Cuscuta sp.) che “strozza” letteralmente la sua pianta ospite e tende ad “asfissiare” tutto l’habitat circostante. Ho trascurato, non perché abbiano importanza minore, fino ad ora, la famiglia delle Umbelliferae o Apiaceae. Esse hanno infiorescenze “ad ombrella” cioè, come i raggi del nostro ombrello, hanno i rametti floreali che si dipartono tutti dallo stesso punto. Abbiamo almeno 13 specie di questa famiglia di difficile interpretazione specie per il neofita.  Esse sono: la Carota Selvatica (Foto nr.204 -   Daucus carota L.) che trovate spesso ai bordi erbosi delle strade, anche le principali, il Tragoselino (Comune e Maggiore), l’Imperatoria, la Pastinaca comune, il Carvifoglio palustre, la Finocchiella effimera, il Cerfoglio selvatico, lan Girardina silvestre, il Cerfoglio bastardo, ed altri. Una pianta che io amo molto di questa famiglia è il Calcatreppolo, ma che descriverò in Agosto – Settembre quando si tingerà, sui crinali delle nostre magiche colline, di un colore azzurro intenso degno della volta celeste più alta e più ispirata … Della famiglia delle Verbenaceae, non dobbiamo mai dimenticare il minuscolo, romantico fiore della Verbena (Verbena officinalis L.) Siccome ha un fiore veramente piccolo, l’escursionista la ignora. La mitologia, la pietà popolare, la tradizione erboristica non l’hanno mai però ignorata. Si dice che sul Calvario fu usata per stagnare il sangue delle ferite di Cristo (Pietà popolare) come si racconta che il pettirosso si sia tinto il petto con lo stesso sangue o che il Cardo mariano, non presente in questa area, ma in quella più mediterranea, abbia le foglie tinte dalle macchie bianche del latte del seno di Maria che fuggiva in Egitto … La medicina popolare tentava di risolvere le infezioni con questa pianta, la Verbena appunto, e la magia dei furbi dell’epoca, ma anche dei Druidi, la faceva usare come talismano contro i morsi velenosi di serpenti e ragni ed anche contro la negatività che spesso si accaniva (e … ancor oggi purtroppo si accanisce) contro qualche persona. La famiglia delle Buddlejaceae, specie nelle siepi incolte alla base dei colli, ci regala la  bellissima “pianta delle farfalle”, la Buddleia di David (Foto nr.205 – e foto nr.206  Foto nr.207  – Buddleja davidii Franchet) sotto la quale potete scattare bellissime foto mentre vengono visitate da numerose specie di farfalle e si cibano del suo nettare.

Villucchio Comune (Foto nr.202   – Convolvulus arvensis L.) Cuscuta (Foto nr.203 – Cuscuta sp.) Carota Selvatica (Foto nr.204 -   Daucus carota L.)
Villucchio Comune (Foto nr.202   – Convolvulus arvensis L.) Cuscuta (Foto nr.203 – Cuscuta sp.) Carota Selvatica (Foto nr.204 -   Daucus carota L.)
Buddleia di David (Foto nr.205 – Buddleja davidii Franchet) Buddleia di David (Foto nr.206 – Buddleja davidii Franchet) Buddleia di David (Foto nr.207 – Buddleja davidii Franchet)
Buddleia di David (Foto nr.205 – Buddleja davidii Franchet) Buddleia di David (Foto nr.206 – Buddleja davidii Franchet) Buddleia di David (Foto nr.207  – Buddleja davidii Franchet)

Tra le Labiate non voglio dimenticare la Stregona Gialla (Foto nr. 208 - Stachys recta L.), con fusto tetragono, chiamata sul Monte Grappa dai “malgari” Erba di S. Giovanni, nome comunemente dato in tutto il globo all’Iperico, come abbiamo visto. Nella tradizione del Massiccio del Grappa, probabilmente questa pianta veniva usata per problemi di stomaco e di pelle. Vale la pena approfondire. Sempre in questa famiglia ricordo una pianta che ha conosciuto un impiego forte in passato, insieme alla Genziana, nell’industria degli Amari, oggi non più usata ed addirittura sconsigliata, il Camedrio Comune o Erba querciola per le foglie che somigliano a quelle delle Querce (Foto nr.209    – Teucrium chamaedrys L.) e che ha un cugino molto più raro nelle sommità dei colli e che troviamo “appeso” in cespuglietti con fiorettini più chiari, bianco giallastro, il Camedrio Montano (Teucrium montanum L.) e che è spesso alternato ad altri “cespuglietti striscianti” di profumatissimo Timo (Foto nr.277 - Thymus serpyllum L. aggr.), pianta usatissima per il suo contenuto in Olio essenziale, il Timolo,  come antisettico generale, nelle malattie da raffreddamento, per la conservazione delle carni, per mille preparati, in cucina come forte insaporente nelle insalate, patate lesse, brodo e tante altre ricette. Lo conosciamo e lo usiamo tutti. Nei campi troviamo la Menta selvatica (Menta campestre e Menta a foglie rotonde) poco usata in cucina devo dire. Una volta era più usata la Mentuccia Comune (per cucinare le lumache o per insaporire zucchine e fagiolini lessati o per frittate),  che potete reperire nei luoghi più aridi e negli incolti assolati (Calamintha nepeta (L.) Savi). C’è anche qualche pianta di Origano nella pedemontana, grande bella, ma con pochi oli essenziali e quindi non possiede quel profumo tipico della stessa pianta che vive nel Sud Italia e che allieta le nostre pietanze ed è indispensabile sulle nostre pizze napoletane del sabato sera … Nelle pozze stagnanti, come “il Laghetto del Collalto”, trovate una piccolissima Lemnacea, la Lenticchia d’Acqua (Foto nr.210 – Lemna minor L.) che ne “tappezza la superficie”. Delle Juncaceae ricordiamo il Giunco effuso (Foto nr.211  – Juncus effusus L.) presente ai bordi delle pozze, nelle zone con pozzanghere e fango, all’Oasi S. Daniele di Liedolo con colonie molto importanti.  Qui e lì un piccolo Giunco che è difficilmente preso in considerazione da chi passa per il sentiero, il Giunco articolato. Parlare dei giunchi, o almeno di alcuni di essi, da sempre impiegati dai  contadini della pedemontana, occorrerebbe molto tempo,. Ma vi consiglio di fare una vostra ricerca in merito, potreste scoprire passaggi ed usi molto interessanti che sarebbe anche importante ripristinare per favorire l’avvento di un nuovo stile di vita, di relazione, di sobrietà che forse … non solo la decrescita in corso ci consiglia, ma anche un esigenza profonda e mai assopita del nostro animo. Essi venivano usati dall’artigianato contadino (piccolissimi cesti per lavanda da tenere come profumatori in casa o da dare in dono agli amici ed altro) ed anche per legacci naturali per piccoli sostegni e per mille altre cose.

Stregona Gialla (Foto nr. 208 - Stachys recta L.) Camedrio Comune o Erba querciola per le foglie che somigliano a quelle delle Querce (Foto nr.209    – Teucrium chamaedrys L.) Timo (Foto nr.277 - Thymus serpyllum L. aggr.)
Stregona Gialla (Foto nr. 208 - Stachys recta L.) Camedrio Comune o Erba querciola (Foto nr.209    – Teucrium chamaedrys L.) Timo (Foto nr.277 - Thymus serpyllum L. aggr.)
Lenticchia d’Acqua (Foto nr.210 – Lemna minor L.)

Giunco effuso (Foto nr.211  – Juncus effusus L.)

Lenticchia d’Acqua (Foto nr.210 – Lemna minor L.) Giunco effuso (Foto nr.211  – Juncus effusus L.)

Passiamo ora a descrivere un’altra splendida presenza che si sta in questi ultimi anni diffondendo lungo fossi, sentieri sterrati, strade urbane e suburbane: la Enotera o Stella di Sera o Bella di sera o Rapunzia o Onagra (Foto nr.212   e foto nr.213 – Oenothera biennis L. – Onagraceae) che, con delizioso e dolcissimo movimento a spirale, apre i suoi gialli petali solo verso sera, all’imbrunire, quando i veli della notte le donano questo falso pudore che la spinge, insieme all’umidità crescente, a mostrarsi in tutta la sua splendida “nudità” agli insetti impollinatori. L’aprirsi dei fiori è “giustamente” lento … e sollecito contestualmente e se noi sostiamo accanto ad uno di essi (sono spessi in colonie più o meno ampie), possiamo gustare il movimento del giallo sipario che ci presenta la scena e fa apparire il magnifico individuo vegetale in tutta la sua fragranza morfologica ed esistenziale,  e che ci dà una prova delle sue … capacità relazionali di cui lo ha dotato Madre Natura. Il suo profumo è assolutamente e divinamente femminile. Ho sempre detto che …, se fossi stato Dio (mi perdoni il Padreterno di così tanta presunzione), e avessi dovuto scegliere il profumo da accompagnare alla creazione di Eva, avrei scelto quello dell’Enotera. Un fiore femminile nei movimenti, nella fragranza, nelle impressioni che suscita all’imbrunire di ogni giorno. Ed è pianta “femminile” anche perché utilissima alla donna. Attraverso l’olio estratto dai suoi semi, molto ricco di acidi grassi polinsaturi, esistono infatti molti preparati erboristici che favoriscono un’azione coadiuvante tutte le patologie tipicamente femminili, allorquando sia necessario tentare di ristabilire un più corretto assetto ormonale per nostre care amiche con flussi irregolari, con dolori particolari in particolari momenti del mese, con espressioni antipatichine ed antiestetiche sulla pelle (brufoletti e bollicine varie) di questo squilibrio, specie nella zona del mento sotto le labbra che si tenta inutilmente di coprire con ciprie, stucchi, cere e ceroni … (forse lo stucco non c’entra …). Alla famiglia delle Onagraceae appartiene un’altra pianta tipica del sottobosco ombroso della pedemontana, l’Erba Circe, chiamata così perché i suoi semi hanno degli uncini che “accalappiano”, catturano, il passante aggrappandosi ai suoi vestiti o al vello degli animali  portandosi distante dalla pianta madre, proprio come “accalappiava” le persone la Maga Circe nel poema omerico dell’Odissea (Foto nr.214  – Circaea lutetiana L.). L’ultima pianta appartenente alla famiglia delle Onagraceae del nostro territorio pedemontano è l’Epilobio Irsuto o Violetta di Palude (Foto nr.215   - Hepilobium hirsutum L.). Una bella pianta, alta fino a un metro e mezzo, che vive principalmente nei fossati di scolo aperti ed assolati. Molto belli i suoi semi e il meccanismo articolato che li genera e la struttura finale “piumata” che si origina alla fine della dinamica di schiusura. Suo cugino, che vive più in montagna, l’Hepilobium parviflora, è stato reso famosa dalla scuola della famosa erborista d’oltralpe, Maria Treben, per il suo impiego nelle afflizioni della prostata.  Qui e lì, sempre più evidente nel territorio è presente la rusticissima Fitolacca, che considerererò tra le bacche d’Autunno (Foto 261).

Enotera o Stella di Sera o Bella di sera o Rapunzia o Onagra (Foto nr.212 – Oenothera biennis L. – Onagraceae) Enotera o Stella di Sera o Bella di sera o Rapunzia o Onagra (Foto nr.213 – Oenothera biennis L. – Onagraceae)
Enotera o Stella di Sera o Bella di sera o Rapunzia o Onagra (Foto nr.212 – Oenothera biennis L. – Onagraceae) Enotera o Stella di Sera o Bella di sera o Rapunzia o Onagra (Foto nr.213 – Oenothera biennis L. – Onagraceae)

Erba Circe (Foto nr.214  – Circaea lutetiana L.)

Epilobio Irsuto o Violetta di Palude (Foto nr.215   - Hepilobium hirsutum L.)

Fitolacca, che considerererò tra le bacche d’Autunno (Foto 261)

Erba Circe (Foto nr.214  – Circaea lutetiana L.) Epilobio Irsuto o Violetta di Palude (Foto nr.215   - Hepilobium hirsutum L.) Fitolacca, che considerererò tra le bacche d’Autunno (Foto 261)

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Ultimo aggiornamento Domenica 05 Ottobre 2014 10:34
 
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