Friday 22nd of January 2021

logo

Home Notizie Messa all'Oasi di San Daniele del 13 ottobre 2013 Omelia del Diacono Bruno Martino
Messa all'Oasi di San Daniele del 13 ottobre 2013 Omelia del Diacono Bruno Martino PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Grigolon   
Martedì 15 Ottobre 2013 06:43

Omelia del Diacono Bruno Martino presso l'oasi di San Daniele  (foto di Mirella Ballan) MESSA ALL’OASI SAN DANIELE DEL 13 OTTOBRE 2013 – OMELIA DEL DIACONO BRUNO MARTINO (Lc 17, 11-19).

Grazie per aver voluto partecipare a questa celebrazione, grazie ai Sacerdoti presenti ed in particolare a don Fabrizio che ci ospita che mi ha delegato a questa riflessione che leggerò perché duri non oltre i sette/otto minuti.

Grazie a tutti coloro che hanno lavorato per realizzare questa importante manifestazione per la nostra pedemontana tra il Brenta ed i, Piave.

Il brano del Vangelo di oggi è di facile comprensione.

I dieci lebbrosi tutti sono stati guariti, ma uno solo è stato salvato. Guarigione del corpo e salvezza sono due cose diverse. Importante la prima, ma transitoria su questo piano materico, fisico. Di sublime dolcezza e con la prospettiva di eterna condizione di intimità con il divino la seconda.

Oasi di San Daniele Liedolo Due strade quindi perennemente distese di fronte all’umanità: quella della materia, della mondanità, della vanità, dell’illusione e quella della spiritualità, della conversione, dell’eternità nell’amore, della glorificazione, della salvezza.

Cosa è accaduto al Samaritano e cosa è accaduto agli altri nove lebbrosi?

Il Samaritano è stato devastato proprio nella sua intimità più profonda e trascendente, nel suo sentimento di creatura terrena, nella sua emozione,  dalla misericordia del Signore che in lui ha provocato, contestualmente alla guarigione del corpo, un potente e contestuale risveglio spirituale che è uno dei tesori della misericordia del Signore al quale, con la sua sincera gratitudine e la sua lode, il Samaritano era riuscito ad attingere e che lo ha proiettato verso la salvezza e lo ha reso un tutt’uno con l’amore di Dio. Gli altri nove si sono accontentati della guarigione del corpo, hanno dimenticato Gesù, e si sono vestiti nuovamente, come tanti di noi oggigiorno, dell’illusione, della vanità, della nullità, della caducità delle offerte di felicità del mondo terreno.

Ricordo due casi di “risveglio spirituale”, quello di Paolo e quello di San Francesco. Paolo fu folgorato dalla Luce di Dio sulla via di Damasco, che annientò in un istante in lui ogni conflitto interiore con la Verità dell’amore di Dio e da persecutore divenne Suo apostolo. Poi la conversione di San Francesco, patrono mondiale dell’ecologia, che abbiamo ricordato la scorsa settimana.

Al Samaritano è accaduto quello che accadde qualche secolo fa a Francesco quando attraverso la Luce del Signore che lo ha trafitto, più nulla è stato per lui come prima. Egli ha conosciuto con quella luce il senso di ogni povertà dell’uomo e del Creato ed ha interpretato la sofferenza con gli occhi della compassione, della misericordia e  della pietà di Dio.

Pare che per la sua conversione abbia giocato un ruolo la sua volontà frustrata di farsi cavaliere e di partire per la crociata, ma soprattutto un crescente senso di compassione che gli ispiravano i deboli, i reietti, gli ammalati, gli emarginati, le piccole creature ed ogni forma di vita ed ogni cosa animata e inanimata che incontrava o che osservava: questa compassione si sarebbe trasformata poi in una vera e propria “febbre d’amore” verso il prossimo ed il Creato spingendolo a dedicare totalmente la sua esistenza terrena a servire l’uomo e l’ambiente nel Regno d’amore instaurato da Cristo tra noi 13 secoli prima.

E rispetto al Creato San Francesco aveva vissuto il suo risveglio spirituale non agendo su un piano meramente antropocentrico, etico centrico, come quasi sempre stiamo facendo noi oggi nelle nostre lotte, nel nostro impegno per il territorio confidando solo nelle nostre forze, nel nostro senso morale, nelle leggi dell’uomo,  ma si era librato molto più in alto di noi, più in là, oltre i confini materiali Oasi di San Daniele Liedolo e biologici di questo mondo,  oltre ogni umana emozione, cercando nella povertà estrema la poesia dell’amore, contemplando il volto di Dio nel volto del prossimo sofferente, scoprendo in essa e  nella bellezza, nella sofferenza  del Creato, il mistero della salvezza, interpretando il Vangelo di Gesù Cristo nella quotidianità ed in ogni più piccolo gesto o pensiero, ponendo le promesse dell’amore di Dio al centro del suo più profondo sentimento, osservando il Creato con gli occhi dello Spirito, parlando alle tortore, alle bestie feroci, cercando, pensate,  di non calpestare l’acqua con la quale si lavava le mani o il viso, schivando le formiche e gli insetti mentre camminava, amando con sentimento altissimo tutti e tutto, come se fosse perennemente librato in volo,  fino ad arrivare a quell’inno di lode che ci portiamo nel cuore che è il Cantico delle Creature nel quale, trascinato dal richiamo della verità dell’amore eterno, lodava Dio per tutte le forme di vita esistenti, chiamava fratelli il fuoco, il sole, il vento, chiamava sorelle la luna e le stelle e l’acqua che lui usava per lavare le piaghe dell’umanità e che la cecità dell’uomo vorrebbe oggi privatizzare. E chiamava Madre la terra che dava origine al meraviglioso gioco di Vita della creazione e chiamava sorella anche la Morte  arrivando poi, pensate,  persino a bere l’acqua con la quale aveva lavato le piaghe purulente e maleodoranti dei lebbrosi, un atto sconvolgente che si dice compisse dopo averli lavati ed abbracciati, in segno di comunione piena al loro dolore. Questo ci dice quanto noi oggi siamo ancora distanti da questa condizione, da un vero risveglio di spiritualità nel Vangelo di Cristo…


Ma la lebbra non è solo una malattia fisica, è anche una malattia esistenziale, spirituale, sociale, ambientale, riguarda cioè il nostro modo di prendere contatto con le persone e con l’ambiente. La malattia non riguarda solo l’uomo, ma ogni forma di vita e tutta la stessa materia inerte dalla quale la vita animata ed inanimata dovrebbe sublimare ed addensare le più diverse forme con le sostanze semplici che andranno a generarle, costruendo i corpi nostri e di ogni forma di vita vegetale ed animale, cioè lo scrigno di materia dove potersi palesare ed offrirsi al richiamo del Signore. Possiamo senz’altro dire che l’ambiente è malato, anche il nostro splendido ambiente, anche questa porzione subalpina della nostra Madre Terra mostra vere e proprie ferite, epidemie speculative in corso, alcune delle quali possiamo veramente definire lebbra. E qui dobbiamo essere chiari. C’è un modo, anche in questa nostra bella terra pedemontana,  insipiente e senza discernimento, che nel contatto con le persone e l’ambiente discrimina, emargina e corrompe, e che nel contatto con le cose manipola, mescola e inquina a proprio uso e consumo. Ed è altrettanto vero che nel nostro territorio c’è ancora un modo sapiente che sa discernere il contatto con le persone, l’ambiente, che impara a relazionarsi nel rispetto, nel dialogo e nella verità; e anche il contatto con le cose impara ad usarle per il bene suo e degli altri. La vostra stessa presenza e quella dei nostri sacerdoti in questa celebrazione eucaristica  lo dimostra. E questo certamente ci incoraggia.

Ma dobbiamo conquistare la consapevolezza che da soli non riusciremo ad arginare le connivenze e le predazioni. Occorre andare molto più in là, come Francesco, con gli occhi della compassione, agire con la forza fedele ed inesauribile dello Spirito, riponendo la nostra fiducia in Cristo  guidati dalla Sua parola, certi delle sue promesse se vogliamo veramente salvaguardare il Creato e quindi anche queste nostre terre. Ma non sentite? Ogni giorno possiamo ascoltare i gemiti di sofferenza di questi colli, di queste valli, di queste montagne. Dobbiamo esercitarci ancor di più in questo ascolto. Dobbiamo auspicare un vero risveglio spirituale in noi …

Ma noi siamo sempre più sordi ancor’oggi al richiamo della spiritualità universale, come i nove guariti nel corpo che hanno voluto imboccare la strada dell’illusione delle cose del mondo, del potere, della ricchezza, dello sfruttamento, la strada del vuoto spirituale e della insignificanza che ha fatto sprofondare nell’adorazione dei  falsi idoli della storia questi nove guariti, ma non salvati, come ancora oggi succede in ogni parte dove vive l’uomo. E se la spiritualità non si risveglia nell’uomo, anche la natura, il Creato, rimarranno ostaggio dell’ignoranza e della sofferenza continuando ad emettere lamenti d’abbandono.

Diceva Paolo che “Il mondo creato infatti con impaziente anelito è in attesa del disvelamento dei figli di Dio. Perché è stato posto sotto il dominio della nullità – non di sua volontà, ma per iniziativa di chi l’ha sottoposta – e questo nella speranza che anch’esso, il mondo creato, sarà liberato dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà gloriosa dei figli di Dio.”

Ma come si può conquistare questa libertà a partire dall’educazione che diamo a noi stessi, in famiglia, ed ai nostri figli? Consideriamo il tema dell’ottava giornata per la Salvaguardia del Creato, organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana, che  è “La famiglia educa alla custodia del creato” . E come si può educare a custodire il nostro ambiente secondo il Vangelo di Cristo noi ed i nostri figli per onorare questo invito dei nostri Vescovi? Ma certamente attraverso la Parola di Dio, attraverso la puntuale messa in opera del Suo mandato a noi come custodi e bravi amministratori del Creato, con una nuova sobrietà di vita, con nuove relazioni con l’Universo del quale dovremo essere amorevoli custodi. Educheremo i nostri figli a questa premura ed a questa sobrietà, insegnando loro ad amare e rispettare la natura e certamente diremo loro della poesia di luce che accompagna l’alba tra i petali dei fiori baciati dalla rugiada del mattino, diremo loro che anche le coccinelle andranno in Paradiso se prepariamo noi la loro strada nel nostro cammino di redenzione, dovremo però per prima cosa  educarli in nome di Dio alla verità, alla giustizia, all’onestà, alla legalità, alla solidarietà, all’impegno civico, all’impegno sociale, dovremo insegnare a prendersi la loro parte di responsabilità e partecipare alle lotte per la salvaguardia dell’ambiente, ad impegnarsi oltre la sola suggestione estetica, oltre la retorica umana, ed agire a viso aperto e nel concreto denunciando le situazioni esistenti, pretendendo l’applicazione delle norme in vigore ed il monitoraggio costante delle criticità e la fedeltà alla ricerca e la messa in opera di soluzioni eque adottando opportuni progetti di risanamento per guarire l’ambiente.

Ed è bello, indispensabile, vitale, esprimere insieme ai nostri figli gratitudine al Signore ed essere qui a lodarlo, a chiamarlo accanto a noi, perché con il suo spirito e non per le nostre ambizioni terrene possiamo tenere alto il vessillo del creato, ma contestualmente bisognerà dire loro che occorre essere nella Pedemontana tutti uniti e insieme intervenire nelle grandi e piccole criticità ambientali qui presenti e che sono ancora tante. Anche il nostro Papa nella omelia del 4 Settembre ad Assisi, ha ben precisato che è del tutto errata l’immagine sdolcinata o pseudo panteista che fanno di San Francesco. Il Diacono Francesco era tutt’altro della comoda e a volte mercificata, sfruttata, edulcorata sua immagine che alcuni hanno voluto trasmettere. Egli era un vero e proprio servo della povertà, della pace e del Creato in nome del Vangelo di Dio e non in nome di se stesso. Egli non ha mai taciuto questo suo altissimo sentimento ed ha lottato in ogni ambito, famigliare, locale ed universale, ed anche nella stessa struttura ecclesiale, per poterlo affermare nel nome del Signore. Egli non ha mai taciuto né il suo amore infinito per l’uomo, per il Creato, né tantomeno ha mai smesso di lottare nel concreto per costruire il Regno di Dio tra di noi.  Bisogna quindi insegnare ai nostri figli, alle future generazioni, che non possiamo tacere nei confronti di chi continua a tradire questa terra, colma di bellezza, storia, arte, tradizioni, tanta buona volontà, ma ancora con pustole di lebbra aperte e maleodoranti sul suo volto: cave di ogni sorta, co-generatori a biomasse,  co-inceneritori a copertoni e sozzure indicibili. E non possiamo tacere su tante altre situazioni come quella ad esempio della crescita esponenziale delle monocolture a prosecco che, in nome dell’economia e dell’occupazione, stanno dilagando a macchia d’olio nel territorio con irrorazioni di tonnellate di prodotti chimici. L’economia deve creare per prima cosa VITA e non ricchezza. Questo ci dice il Vangelo di Cristo! Le norme vanno fatte rispettare, con coraggio ed intransigenza, dando ascolto vero e leale alle voci del cuore e le proposte  di tutte le associazioni e le persone di buona volontà che in questo territorio tra il Brenta ed il Piave lottano da decenni per sostenere le ragioni dell’ambiente. Quanto sarebbe bello ed opportuno che gli amministratori locali si impegnassero affinché le monocolture vengano limitate e l’agricoltura ritrovi la strada della coltivazione biologica. Quanto sarebbe saggio pensare che questo territorio le trasformi tutte in biologiche nel giro di un paio di decenni … Possiamo riuscirci ma dobbiamo conquistare la consapevolezza, dimostrata da millenni di storia, che non sono sufficienti le leggi per dell’uomo per risolvere queste ed altre mille criticità del nostro territorio. Occorre l’aiuto del Signore e per questo siamo qui ad implorarlo perché doni a noi lo sguardo alto e possente del Suo Spirito.

Concludo.

Purifichiamo da ogni lebbra tutti insieme, lottando mano nella mano nel nome del Vangelo di Cristo, questa nostra magnifica pedemontana, dissetandoci poi con l’acqua spirituale con la quale abbiamo lavato le sue piaghe, affinché sia il nostro impegno concreto, quello delle nostre comunità, delle nostre famiglie, dei nostri figli, a risvegliare nella nostra intimità più profonda l’azione dello Spirito in noi, per la nostra salvezza e per la salvezza di ogni forma di vita che intorno a noi attende con ansia la nostra redenzione per guarire dalla lebbra del male provocato dall’ignoranza, dalla sordità, dalla cecità dell’ingordigia umana.

Sia lodato Gesù Cristo

Files in pdf cliccare qui per scaricarlo

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Ottobre 2013 07:17
 
FOTO NR.257 LIGUSTRO VOLGARE.JPG

Chi è online

 192 visitatori online
Nordic walking montegrappa.jpg
sinwmontegrappa.jpg

Sognando.... in fiore

Gallerie Fotografiche


Copyright (C) Bruno Martino e Associazione Montegrappa.org (Il materiale può essere scaricato e utilizzato previa autorizzazione e indicandone la fonte)

Powered by Joomla!. Designed by: Free Joomla Templates, ecommerce hosting. Valid XHTML and CSS.